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Lunedì 25 Settembre 2017 | 04:31

E' anche «consumismo dell'anima»?

E' questo l'interrogativo emerso durante il dibattito su Tempo ed eternità nell'ambito del XXIV Congresso Eucaristico Nazionale che si sta svolgendo a Bari
BARI - Viviamo in un' epoca in cui il modello imperante è quello di consumare il tempo e di vivere emozioni forti e istantanee; un modello che svuota di senso l' esistenza. Ma quanto di questo stile è passato anche nel nostro modo di fare la pastorale, nella nostra offerta religiosa? E' questo l' interrogativo emerso durante un dibattito su Tempo ed eternità che si è tenuto nell' ambito del XXIV Congresso Eucaristico Nazionale. A confrontarsi, da punti di vista differenti, un sociologo, Luca Diotallevi, dell' Università di Roma 3, uno «scienziato» della politica, Lorenzo Ornaghi, rettore della Cattolica di Milano, e uno psichiatra, Tonino Cantelmi, presidente dell' Associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici.
A sollevare la questione è stato Diotallevi che, analizzando la dicotomia tra il tempo vissuto come esaltazione dell' individualità, e il tempo vissuto come esperienza della comunità, come avviene ad esempio nella celebrazione della festività domenicale nelle parrocchie, si è chiesto quanto negli ultimi anni la prassi della pastorale non abbia ceduto alla prima visione. «Moltiplicando ad esempio l' offerta religiosa (santuari o altro) - ha detto - inseguendo target diversi di fedeli invece di costringerli a mettere in discussione la loro individualità come avviene quando, almeno la domenica, si vive l' esperienza della festa nella comunità parrocchiale».
Cosa che avveniva, gli ha fatto eco Ornaghi, «quando la domenica, nelle generazioni precedenti, manteneva il carattere dell' eccezionalità, era un giorno che non poteva essere confuso con gli altri». «La domenica - ha detto ancora - era il tempo dell' incontro in famiglia e nella comunità parrocchiale, aveva un significato particolare. Ora si fa fatica a ritrovare questo senso nella giornata di festa».
Per Cantelmi bisogna riconoscere che anche alcune realtà ecclesiali hanno aderito al modello di un consumo rapido del tempo e della ricerca di intense emozionalità. Per frenare questa tendenza - hanno concordato i presenti - bisogna «restituire senso alla giornata della festa, cogliere il carattere non effimero del tempo». Secondo Diotallevi, l' unico modo per farlo è il pensiero. «Da questo punto di vista - ha detto - il richiamo della Cei è già arrivato. I vescovi hanno avuto il coraggio di parlare di fede pensata, perchè l' esperienza del credente richiede il pensiero». «Qualsiasi sconto al pensiero - ha concluso - rende i fedeli più simili ad un popolo di consumatori».

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