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Martedì 26 Settembre 2017 | 07:45

Omicidio Fazio, sei arresti a Bari

Il barista 16enne fu ucciso per errore nel borgo antico il 12 luglio di quattro anni fa. Capitò nel mezzo di una esecuzione di tipo mafioso, una vendetta fra i clan malavitosi rivali Capriati e Strisciuglio
Michele Fazio BARI - A sette mesi dalla riapertura dell' inchiesta, avvenuta nell' ottobre 2004, hanno un nome i presunti componenti del commando che la sera del 12 luglio 2001 uccise per sbaglio un barista sedicenne nel cuore della città vecchia di Bari. Michele Fazio, che rientrava dal lavoro, rimase vittima della cosiddetta guerra di mala tra i clan Capriati e Strisciuglio: fu raggiunto da un proiettile indirizzato a Vito De Felice (appartenente alla seconda famiglia), il quale fu lesto a scansare i colpi che avrebbero dovuto vendicare l'uccisione di Francesco Capriati di due settimane prima. A poco meno di quattro anni dall'omicidio Fazio, le indagini coordinate dal pm della Dda Desirè Digeronimo hanno consentito di identificare i componenti del gruppo di fuoco ed altre persone, appartenenti ad entrambi gli schieramenti, che non hanno collaborato alle indagini e che sono state arrestate per favoreggiamento personale e false dichiarazioni al pubblico ministero. Tra queste ultime ci sono anche De Felice e la moglie, Lucrezia Morelli, di 25 anni.
Sono in tutto sei le ordinanze di custodia cautelare notificate oggi dalla polizia (quattro a persone già detenute per altri reati): due dei destinatari sono accusati di omicidio premeditato aggravato. Sono Raffaele Capriati, di 22 anni, e Francesco Annoscia, di 23. Del commando assassino, a giudizio degli investigatori, avrebbe fatto parte anche un ragazzo all'epoca sedicenne, la cui posizione è attualmente all'esame della procura della Repubblica minorile, e soprattutto il presunto sparatore, ucciso qualche tempo dopo in un altro agguato. A sparare con una pistola calibro 7,65, mai ritrovata, sarebbe stato Leonardo Ungredda, di 22 anni, morto il 19 agosto 2003. Oltre a De Felice ed alla moglie, gli altri due arrestati perchè reticenti sono Marino Catacchio, di 28 anni, e Pietro Romito, di 23.
«Da quando abbiamo riaperto le indagini, sette mesi fa - ha sottolineato Digeronimo - abbiamo proceduto ad un'investigazione classica recuperando quanto già svolto precedentemente dai carabinieri. Abbiamo sentito diverse decine di persone e riscontrato le loro dichiarazioni per stabilire il quadro in cui è stato compiuto l' omicidio». Il magistrato ha aggiunto che il lavoro investigativo ha dovuto «scontrarsi contro un muro di omertà». «Questo muro - ha spiegato - lo abbiamo preso a spallate ed alla fine è crollato, non nel senso che l' omertà è finita, ma che la nostra azione ci ha consentito ugualmente di capire chi, e perchè, fosse il responsabile dell'uccisione di Michele».
Nel vicolo di Bari vecchia, quando Michele Fazio fu ucciso, c'era molta gente ma nessuno ha mai aiutato gli investigatori ad identificare il commando. «Tutti - ha detto ancora Digeronimo - hanno visto i quattro giovani in sella a motorini inseguire Vito De Felice. Gli assassini potevano essere arrestati il giorno dopo se qualcuno avesse parlato».
Il procuratore della Repubblica, Emilio Marzano, non ha infine nascosto la «soddisfazione per aver raggiunto elementi di prova» nei confronti degli indagati, e per «non aver mai smesso di sperare di poterli identificare».
Beppe Desiderato

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