Lunedì 16 Luglio 2018 | 22:31

Mafia&politica, archiviata inchiesta Foggia

Lo ha deciso il gip del Tribunale di Bari Michele Parisi su richiesta del pm inquirente Gianrico Carofiglio. L'indagine della Dda di Bari su presunti intrecci tra mafia, imprenditoria e politica nel foggiano, il 9 ottobre 2003 portò all'arresto di sei imprenditori e quattro pregiudicati
FOGGIA - E' stata archiviata l'indagine della Dda di Bari su presunti intrecci tra mafia, imprenditoria e politica nel foggiano che il 9 ottobre 2003 portò all'arresto di dieci persone, sei imprenditori e quattro pregiudicati, accusate di aver costituito un'associazione di tipo mafioso per il controllo di attività economico-imprenditoriali, soprattutto nel settore dell'edilizia, e per condizionare l'attività della pubblica amministrazione. Lo ha deciso il gip del Tribunale di Bari Michele Parisi su richiesta del pm inquirente Gianrico Carofiglio.
Tra le persone arrestate c'erano anche i vicepresidenti dell'Assindustria di Foggia, Eliseo Zanasi (ritenuto a capo del sodalizio criminale) e Michele Perrone, mentre tra gli indagati figuravano l'assessore regionale pugliese all'urbanistica, Enrico Santaniello, di Forza Italia (che a seguito del provvedimento si dimise), e l'allora presidente dell'Avellino calcio Pasquale Casillo, anch'essi accusati di associazione per delinquere di tipo mafioso.
Il 3 novembre 2003, dopo 25 giorni di detenzione e una visita d'urgenza a Foggia della commissione parlamentare antimafia, gli indagati furono scarcerati dal Tribunale del Riesame di Bari che annullò tutti i provvedimenti cautelari chiesti dal pm Carofiglio ed emessi dal gip Teresa Liuni. I giudici annullarono anche i provvedimenti di sequestro di beni mobili e immobili disposti dalla Dda per svariati milioni di euro.
In sostanza, i magistrati del Riesame affermarono l'insussistenza dell'associazione mafiosa e spiegarono che non c'erano neppure «elementi sufficienti per ritenere la natura volontaria e non estorsiva dei contributi versati dagli imprenditori ai presunti mafiosi» della Società foggiana. Il collegio concluse quindi affermando che il ruolo degli imprenditori nella vicenda appariva più come quello di vittime che di soci in affari dei mafiosi. Il provvedimento dei giudici del Riesame non fu modificato dalla Cassazione, alla quale presentò ricorso la Procura.
I due pronunciamenti hanno ora indotto la Dda di Bari a chiedere l'archiviazione del fascicolo d'indagine ritenendo altamente improbabile che le accuse formulate nella fase delle indagini preliminari possano reggere a dibattimento.
Stando alla contestazione accusatoria, a capo del sodalizio criminale c'era Zanasi che avrebbe avuto ampi poteri di definizione delle linee strategiche, di comando sull'attuazione di tali linee, di raccordo con esponenti del mondo politico e della pubblica amministrazione, anche ad alti livelli, comunali e regionali. Perrone - che fu posto agli arresti domiciliari -, insieme agli altri imprenditori arrestati (Massimo Zammarano, di 40 anni, suo fratello Raffaele, di 39, e Federico Moschella, di 42), e ai due imprenditori indagati (ma non arrestati) Armando Russo, di 72, e Giuseppe Santosuosso, di 62, avrebbe partecipato - secondo la ricostruzione degli investigatori - alla definizione delle «linee strategiche» e alla esecuzione del progetto criminoso.
Sarebbero poi stati tutti beneficiari del patto di alleanza con l'associazione mafiosa foggiana, alla quale, tra l'altro avrebbero anche versato un contributo periodico in denaro, come corrispettivo di protezione ed immunità rispetto a tutte le azioni estorsive alle quali erano sottoposti gli altri imprenditori, cioè quelli che non facevano parte del patto.

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