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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 04:20

Niente caccia nel Parco dell'alta Murgia

Un appezzamento di 50 ettari sito nelle campagne di Corato, in località «Piano Mangieri», è stato sequestrato dal Corpo Forestale per una battuta di caccia di quaglie ritenuta illecita perché il sito rientra nel Parco dell'Alta Murgia
CORATO - Un appezzamento di 50 ettari sito nelle campagne di Corato, in località «Piano Mangieri», è stato sequestrato dal Corpo Forestale per una battuta di caccia di quaglie ritenuta illecita perché il sito rientra nel Parco dell'Alta Murgia.
La zona era formalmente destinata all'addestramento di cani ma secondo il sostituto procuratore della Repubblica di Trani Antonio Savasta non sarebbe stato possibile esercitare nemmeno quest'attività per i vincoli normativi derivanti dalla Zona di Protezione Speciale, dove «vige il divieto assoluto di catturare, uccidere, danneggiare e disturbare le specie animali, nonché il divieto di introdurre armi da parte di privati».
Quarantasette le presone finite iscritte nel registro degli indagati della procura tranese.
Coinvolti anche alcuni uffici della Regione per una vicenda complessa che a vario titolo non risparmia dubbi nemmeno sull'operato della Provincia di Bari.

Secondo l'accusa, la provincia, dunque, avrebbe dovuto revocare la concessione. Ma così non è stato ed anzi lo scorso 8 maggio la polizia provinciale nulla avrebbe avuto da obiettare durante la propria attività di vigilanza nell'ambito di in una «gara su quaglie» organizzata dalla Federcaccia di Barletta in un'area protetta a diretto contatto con il rimboschimento denominato "Cecibizzo", anch'esso inserito nell'area protetta del Parco dell'Alta Murgia, e situata a meno di 500 metri dalla Zac.
La sortita venatoria sfociata nel sequestro dell'appezzamento è stata scoperta dal Corpo Forestale di Corato che ha sorpreso una decina di persone intente a cacciare quaglie. A destare l'attenzione della pattuglia una serie di spari in pieno giorno.
Stando a quanto ricostruito, sul posto era presente anche il direttore del comitato di gestione della zona addestramento cani (Zac), istituita dalla Regione Puglia, secondo cui nel sito «erano in atto le attività autorizzate».
L'appezzamento è stato sequestrato dal Corpo Forestale e domani il sostituto procuratore della Repubblica di Trani Antonio Savasta, titolare del fascicolo d'inchiesta, chiederà al giudice per le indagini preliminari la convalida del provvedimento.

«L'area - si legge nella relazione delle Guardie Forestali - si è presentata non recintata ed immersa in un contesto ambientale morfologicamente vasto ed interessato da diverse colture quali frutteti di vario tipo, seminativi, terreni pascolavi e pineti, nonché ad alta densità di fauna selvatica, in particolare quaglie, tale da rendere oggettivamente impossibile capire se la fauna abbattuta durante gli allenamenti dei cani fosse d'allevamento o selvatica».
Dagli accertamenti è emerso pure che tra i cacciatori c'erano anche due persone che non risultavano iscritte nel libro soci del comitato di gestione della Zac.
Secondo gli inquirenti il direttore del comitato di gestione nella sua qualità di guardia giurata volontaria nominata dalla Provincia di Bari, perciò preposto alla vigilanza sull'attività venatoria, avrebbe dovuto allontanare e denunciare i bracconieri e adottare gli opportuni provvedimenti sapendo che il sito è inserito nel Parco dell'Alta Murgia. Invece, secondo l'accusa, egli stesso avrebbe partecipato attivamente alla caccia.

Antonello Norscia

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