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Giovedì 21 Settembre 2017 | 12:41

Angelo Izzo racconta la sua verità

Interrogato dai magistrati per l'omicidio, a Campobasso, di Maria Carmela Maiorano e Valentina, rispettivamente moglie e figlia dell'ex-boss della Scu Giovanni Maiorano
CAMPOBASSO - Angelo Izzo per ore sotto torchio nel carcere di Campobasso. Da questo pomeriggio si è sottoposto alle domande dei magistrati sul nuovo massacro compiuto in Molise a trent'anni dal Circeo, nel primo interrogatorio dopo la breve e sommaria confessione resa quattro giorni dopo la scoperta dei cadaveri di Maria Carmela Maiorano e della figlia quattordicenne Valentina, uccise e sepolte il 28 aprile scorso nella «villetta degli orrori» di Ferrazzano (Campobasso).
L'interrogatorio di Izzo, cominciato intorno alle 16.30, si prolunga verso le ore della notte: ad ascoltare in carcere il pluriomicida reo confesso sono il capo della Procura di Campobasso, Mario Mercone, il sostituto Rita Caracuzzo, il vicedirettore dello Sco, Gilberto Caldarozzi, il capo della Squadra Mobile, Domenico Farinacci, alla presenza degli avvocati difensori Enzo Guarnera e Filomena Fusco. Presente, come negli interrogatori dei due presunti complici Guido Palladino e Luca Palaia, anche il criminologo Massimo Picozzi, uno dei maggiori esperti italiani di aspetti psicologici legati al comportamento criminale, nominato consulente della Procura.
Dalla deposizione di Izzo gli investigatori si attendono molti chiarimenti per la completa ricostruzione del duplice assassinio: in particolare per quanto riguarda il movente (è ancora dubbio se ci sia di mezzo una vicenda di soldi, connessa con la vendita di un terreno da parte della Maiorano o con attività che Izzo voleva avviare), il vero ruolo recitato dai due molisani (Palladino ieri ha fornito un alibi che proverebbe il suo arrivo nella villetta solo dopo l'avvenuta uccisione delle due donne), l'uso cui sarebbero state destinate le pistole mandate a prendere in Puglia, l'eventuale volontà dello stesso Izzo di darsi alla fuga, i suoi rapporti col marito e padre delle due vittime, l'ex boss della Sacra Corona Unita Giovanni Maiorano, suo compagno di carcere sia a Campobasso che a Palermo.
Intanto questa mattina, sempre nel penitenziario del capoluogo molisano, era durato cinque ore l'interrogatorio del ventunenne Luca Palaia, in gran parte dedicato a delinearne il quadro psicologico, i trascorsi personali, il contesto familiare. In merito alla sua partecipazione al delitto di Ferrazzano, Palaia, assistito dall'avvocato Giuseppe Fazio, ha ripetuto di essere stato presente nella villetta, ma di aver agito perchè tenuto sotto minaccia da Izzo.
«Luca Palaia non era a conoscenza delle intenzioni di Angelo Izzo e in particolare delle intenzioni inerenti il duplice omicidio - ha riferito all'uscita dal carcere l'avvocato Fazio -. Altrimenti non sarebbe mai andato nella villetta».
A quanto ha spiegato il legale, il fatto che nella villetta dovesse avvenire il duplice assassino «Palaia lo ha scoperto solo a cose fatte». «Palaia - ha aggiunto Fazio - è stato adoperato come manovalanza sotto la minaccia di una pistola».
Oggi, per quanto riguarda la ricostruzione del movente del duplice delitto, erano circolate indiscrezioni, riferite da una trasmissione televisiva, sulle dichiarazioni fornite da un co-detenuto di Giovanni Maiorano nel carcere di Palermo. Il detenuto avrebbe riferito che Maiorano gli aveva confidato di aver commissionato lui a Izzo l'omicidio della moglie, spacciandolo per una vendetta trasversale, potendo così accedere allo status di «pentito» finora negatogli. Una tale ricostruzione è stata però smentita dal difensore di Maiorano, avvocato Stefano Chiriatti. «Mi pare una cosa contraria ad ogni logica - ha dichiarato il legale -. Perchè Maiorano avrebbe dovuto ordinare l'assassinio della moglie che amava e della figlia che adorava?». «Non vedo quale potrebbe essere il movente di un gesto simile - ha aggiunto il difensore -. E poi non penso che il mio cliente avrebbe potuto fingere la disperazione che ha manifestato a me e agli agenti penitenziari dopo avere saputo della morte delle due donne».
Fausto Gasparroni

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