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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 09:25

L'Italia scopre un Salento anarco-insurrezionalista

Tre uomini e due donne sono stati arrestati dalla Digos, nel Leccese, accusati d'aver fatto parte di un'associazione finalizzata all'eversione dell'ordine democratico
LECCE - Seminavano, secondo la polizia, il terrore in cinque: tre uomini e due donne. Una mezza dozzina di antagonisti che a Lecce aveva messo su il circolo «Spazio Anarchico», una cellula anarco-insurrezionalista tra le più attive in Italia, che - secondo l'accusa - non solo si occupava di diffondere l'ideologia anarchica, ma compiva azioni talmente violente da guadagnarsi l'accusa di essere un'associazione finalizzata all'eversione dell'ordine democratico, reato per il quale il gruppetto è stato arrestato oggi dalla Digos.
Tra il 2003 e il 2004 - secondo l'accusa - la banda si era specializzata a compiere attentati contro il Cpt «Regina Pacis» di Melendugno, gestito dalla curia salentina, contro la stessa curia di Lecce, gli sportelli bancomat di Bci-Banca Intesa e i distributori di carburanti Esso, tutti accusati di sfruttare il dolore della gente per macinare guadagni.
Per il pm inquirente del Tribunale di Lecce Giorgio Lino Bruno, che ha ottenuto dal gip Antonio Del Coco gli arresti, non ci sono dubbi: sono stati i cinque arrestati, con la complicità di un'altra decina di indagati, a colpire il Centro "Regina Pacis", perchè lo consideravano un lager da smantellare. Da qui gli atti di sabotaggio, le manifestazioni di protesta, l'aggressione alle stesse forze dell'ordine, le minacce ai medici che operavano nella struttura e allo stesso direttore, don Cesare Lo Deserto, da tempo agli arresti per presunti abusi compiuti nella gestione del Cpt. Sia i medici sia Lo Deserto - secondo la Procura - sono stati ripetutamente raggiunti da telefonate intimidatorie per costringerli a desistere dalle attività di accoglienza.
I tentativi culminarono l'11 giugno 2003 con l'incendio del portale del Duomo di Lecce e con scritte offensive nei confronti delle istituzioni religiose leccesi che comparvero in diversi punti della città e nei luoghi di culto. Poi ci fu anche l'attentato incendiario alla casa della sorella di don Cesare. Altro obiettivo del gruppetto eversivo erano i bancomat di Bci-Banca Intesa sul territorio nazionale perchè ritenuta depositaria dei fondi del Cpt. Da qui la decisione della banda di punire l'istituto di credito lanciando molotov contro gli sportelli automatici.
Ma i cinque arrestati - secondo l'accusa - sono anche gli autori dei danneggiamenti e dei furti di pompe erogatrici di carburante in stazioni di servizio Esso, «fornitrice alla coalizione militare operante in Iraq» e dei danneggiamenti, consumati e tentati, ad esercizi commerciali della «società multinazionale di abbigliamento Benetton, in quanto "appropriatasi" di vaste aree sudamericane, originarie del popolo "Mapuche"».
Stando alle indagini della polizia, il leader del gruppo terroristico era Salvatore Signore, di 32 anni, di Casarano, mentre il trentanovenne Saverio Pellegrino, di Monteroni di Lecce, e il leccese Cristian Paladini, di 27, erano promotori attivi. Poi c'erano le donne: Annalisa Capone, trentenne di Lecce, e Marina Angela Ferrari, di 27, di Casarano, alle quali sono stati concessi i domiciliari. A carico dei cinque arrestati, secondo il procuratore della Repubblica di Lecce, Rosario Colonna, sono stati trovati «tutti gli elementi probatori» necessari per emettere la misura restrittiva. Nel corso dell'operazione la Digos ha compiuto perquisizioni e sequestrato materiale tra Aosta, Torino, Trento, Trieste, Chieti, Cagliari, Taranto e Catania.
Un'operazione importante l'ha definita il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano, secondo il quale la peculiarità del lavoro investigativo «sta nel lavoro di identificazione della realtà anarco-insurrezionalista, risalendo da singoli episodi di violenza e di intimidazione alla ricostruzione della struttura criminale: un lavoro lungo, consistito nella raccolta di elementi anche apparentemente marginali, che hanno assunto valore ai fini penali nella lettura di insieme, cui si è giunti con pazienza e senza forzature».

ANARCHICI, UNA GALASSIA CHE SI ORGANIZZA
Sempre più organizzati e pericolosi, e pronti ad occupare gli spazi lasciati vuoti dalle Brigate Rosse, pur con differenze sul piano ideologico, dopo l'ormai quasi completo smantellamento di quest'ultima formazione terroristica. E' questo il quadro dei gruppi anarco- insurrezionalisti, oggi nel mirino con l'operazione della polizia di Lecce, che emerge dalle ultime analisi dei servizi segreti e del Viminale.
Riaffiorata in modo particolarmente preoccupante con il duplice attentato contro i carabinieri del 2 marzo scorso a Milano e Genova (seguito da un attentato contro la caserma della Brigata Sassari, nella città sarda, alla fine dello stesso mese), la galassia anarco-insurrezionalista veniva allora definita dai servizi segreti come «la componente più attiva e pericolosa dell'attuale contesto eversivo nazionale». E proprio con quel duplice attentato era emerso anche, come rilevato quello stesso giorno dal ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu, l'evidente intento di uccidere.
Oltre che ad occupare lo spazio lasciato libero dalle Br ormai allo sbando, gli anarco-surrezionalisti punterebbero - secondo l'ipotesi di intelligence prevalente - a cercare di attrarre altri ambienti antagonisti e singoli individui vicini alle loro campagne a tema: quella contro l'Europa, il sistema carcerario, le forze dell'ordine e la battaglia ecologista.
Attivi in particolare in Lazio, Sardegna, Toscana e Lombardia, in gruppi di attivisti che si calcola siano limitati a poche decine di aderenti, gli anarchici avrebbero inoltre legami consolidati in Spagna e in Grecia, ma anche in Svizzera, Gran Bretagna e Slovenia. Ma dopo anni di spontaneismo, il salto di qualità in termini di capacità offensiva rappresentato dagli ultimi attentati rivelerebbe ai Servizi - come emerge dall'audizione svolta davanti al Copaco dal direttore del Sisde Mario Mori - il definirsi di una più marcata organizzazione interna, sebbene ancora lontana da una vera e propria struttura gerarchica e dalla compartimentazione rigida propria delle Br. Un'analisi condivisa dal ministro Pisanu, che in una comunicazione al Senato del 10 marzo parlò della possibilità di una «direzione unitaria e relativamente ristretta, che diversifica le sigle sia per enfatizzare il risultato sia per accreditare l'idea di uno spontaneismo armato, basato sui cosiddetti gruppi di affinità». Ma questa dichiarata spontaneità e labilità dei gruppi, osservava il ministro, «ha lo scopo di sottrarre gli anarco-insurrezionalisti alla contestazione, in sede giudiziaria, di più gravi reati associativi come la banda armata». Anche se, proseguiva, «l'apparato associativo occulto emerge sempre più chiaramente dalla organicità delle azioni».
Azioni svolte su tutto il territorio nazionale, occupando appunto lo spazio eversivo delle Br, «non più nella logica della "lotta di classe", ma in quella più trasversale e coinvolgente della "propaganda armata", rivolta a tutte le componenti radicali dell'antagonismo sociale e politico. E sempre più mirata, negli ultimi mesi, ad una «campagna contro la asserita repressione dello Stato», in cui bersagli privilegiati erano forze di polizia e sistema penitenziario, senza escludere però anche il mondo del lavoro, con le attinenti tematiche del precariato, del lavoro interinali (con due attentati in autunno contro altrettante agenzie di lavoro temporaneo di Milano) e della tutela sindacale. «Un'area eversiva piuttosto vasta», ha detto recentemente Pisanu, ma sulla cui struttura organizzativa «abbiamo informazioni abbastanza puntuali». Tanto che, «conoscendola, siamo in grado di fronteggiarla più efficacemente».

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