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Venerdì 22 Settembre 2017 | 19:12

Trani - Il 23 giugno la sentenza sull'omicidio Fiorella

Sul banco degli imputati siedono Giovanni Lombardi, 30 anni, e Michele Giannella 27, entrambi tossicodipendenti di Trinitapoli che hanno chiesto di esser giudicati col rito abbreviato
TRANI - Sarà pronunciata il 23 giugno la sentenza sull'omicidio di Michele Fiorella, il 65enne titolare del «Supermercato Roma» di Barletta ucciso il 20 agosto al culmine di una rapina sfociata in tragedia.
Dopo le richieste del pubblico ministero titolare dell'indagine Luigi Scimè che nella requisitoria del primo aprile ha chiesto la condanna a 20 anni di reclusione per il presunto assassino e a 18 per il complice "palo", l'udienza di stamattina è stata dedicata alle arringhe difensive.
Sul banco degli imputati siedono Giovanni Lombardi, 30 anni, e Michele Giannella 27, entrambi tossicodipendenti di Trinitapoli che hanno chiesto di esser giudicati col rito abbreviato.

L'udienza di chiusura è culminata con la richiesta di una breve replica formulata dal Pm presente in udienza, Ettore Cardinali, ma prima non sono mancati momenti di tensione.
Alcuni familiari della vittima hanno espresso disapprovazione alle tesi difensive dell'avvocato Torelli, legale di Lombardi, basate, sostanzialmente, sul fatto che il rapinatore-omicida non avrebbe voluto la morte del commerciante barlettano.
La calma è tornata dopo alcuni minuti e così l'udienza in camera di consiglio dinanzi al gup del tribunale di Trani Giulia Pavese è ripresa regolarmente.
Oltre alla moglie ed ai figli della vittima, assistiti dall'avvocato Carmine di Paola, nel processo sono costituiti parte civile anche i fratelli e le sorelle di Fiorella, rappresentati dall'avvocato Donato Di Paola.
L'avvocato Fiorentino, legale di Giannella ha, invece, sostenuto l'assoluta estraneità del suo assistito. Questi non avrebbe conosciuto le intenzioni di Lombardi, che, sceso dalla sua auto, non gli avrebbe detto l'effettivo motivo della sosta.
Giannella è accusato dell'ipotesi contemplata dall'articolo 116 del codice penale, secondo cui "qualora il reato commesso sia diverso da quello voluto da taluno dei concorrenti, anche questi ne risponde, se l'evento è conseguenza della sua azione od omissione".
Dal canto suo, Lombardi, una volta arrestato, ammise la paternità della drammatica rapina, sostenendo però di non aver voluto la morte di Fiorella. La Procura gli contesta l'omicidio volontario escludendo, però, la premeditazione.
Il fatale fendente al cuore sarebbe partito a seguito di una colluttazione col commerciante, corso alla cassa nel disperato tentativo di difendere la figlia Arcangela minacciata da un coltello puntatole alla gola.
Stando a quanto ricostruito dalle indagini e dichiarato dagli stessi imputati, la mattina del 20 Agosto Lombardi fu contattato da Giannella per andare insieme ad Andria ad acquistare droga. Secondo gli accordi, Giannella avrebbe messo a disposizione l'auto e Lombardi il denaro per acquistare gli stupefacenti.
Ma poco dopo la partenza da Trinitapoli, Lombardi avrebbe invitato Giannella a fare prima un salto a Barletta, poi rivelatosi drammatico.

Antonello Norscia

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