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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 06:09

Matteotti e Di Vagno, una mostra a Bari

I due martiri del fascismo, l'uno di Fratta Polesine (Rovigo) e l'altro di Conversano (Bari), saranno ricordati in un'installazione documentaria dal 19 maggio
BARI - Un appuntamento con la storia che si annuncia unico. Per la prima volta, due martiri del fascismo, Giacomo Matteotti, da Fratta Polesine (Rovigo) e Giuseppe Di Vagno, da Conversano (Bari), verranno ricordati in una mostra documentaria. L'evento, patrocinato dalla Presidenza della Repubblica, dalla Regione Puglia, dall'amministrazione provinciale di Bari e dai Comuni di Fratta Polesine e di Conversano, sarà presentato il 19 maggio prossimo, alle 19.30, nella sala Murat in Piazza del Ferrarese a Bari, organizzato dalla Fondazione "Giuseppe Di Vagno (1889-1921)". Hanno già assicurato la propria presenza alla serata inaugurale il Presidente della Regione Nichi Vendola, il Presidente della Provincia Vincenzo Divella ed il sindaco di Bari Michele Emiliano.
Curata da Vito Antonio Leuzzi e Guido Lorusso, la mostra, dal titolo "Giuseppe Di Vagno e Giacomo Matteotti. Fra storia e memoria", fa parte delle manifestazioni per il 60° anniversario della Liberazione e, dopo Bari, sarà ospitata in tutti i capoluoghi di provincia, a Barletta e in altre città pugliesi. Destinata al vasto pubblico, l'iniziativa si rivolge, in particolare, alle scuole della provincia di Bari e dell'intera regione. "Finalità della mostra - come spiega Gianvito Mastroleo, presidente della Fondazione Di Vagno - è la rievocazione delle prime vittime del fascismo: i deputati socialisti Giuseppe Di Vagno e Giacomo Matteotti, assassinati rispettivamente nel '21 e nel '24, la cui morte è accomunata dal medesimo disegno politico criminoso dello squadrismo fascista. Di Vagno e Matteotti, che storicamente si ricollegano con vincolo indissolubile dalla lotta antifascista clandestina alla Resistenza nel biennio 1943-44, non si prestano alle contrapposizioni della politica o ad operazioni revisionistiche, ma sono stati consegnati alla storia come difensori della libertà contro ogni forma d'oppressione e di violenza».
Antonio Galizia

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