Martedì 17 Luglio 2018 | 17:47

Arrestato presunto killer a Foggia

Ordinanza di custodia cautelare in carcere della Direzione Distrettuale Antimafia ed emessa dal gip Giuseppe De Benedictis, nei confronti di Claudio Russo, 42 anni
FOGGIA - Fu una sera da far west quella del 13 ottobre 2003 al quartiere Cep di Foggia dove in via Alfieri venne ucciso Bruno Silvano, pregiudicato di 44 anni, vicino al clan Sinesi-Francavilla. Oggi la Squadra Mobile di Foggia, in collaborazione con quella di Bari, ha eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere richiesta dalla Direzione Distrettuale Antimafia ed emessa dal gip Giuseppe De Benedictis, nei confronti di Claudio Russo, 42 anni, vicino al clan della Società Foggiana dei Trisciuoglio-Prencipe-Mansueto, rivale dei Sinesi-Francavilla, e già detenuto per l'omicidio del consigliere comunale di An Leonardo Biagini.
Gli inquirenti hanno ricostruito l'agguato, avvenuto con modalità spietate, le ore precedenti dei due protagonisti, la caccia all'uomo, i motivi scatenanti e il clima da far west che caratterizzò nel 2003 le strade di Foggia e provincia. In un anno furono commessi quasi 40 omicidi. Un record che vide Foggia al 4° posto assoluto in Italia, una classifica davvero poco onorevole.
Sono state alcune intercettazioni telefoniche effettuate nell'ambito dell'operazione «Poseidon» a mettere gli inquirenti sulla strada giusta. Si raccontava di alcuni particolari poi confermati dalla convivente della vittima che si è trasferita fuori Foggia per non fare la stessa fine del suo uomo. Russo, il giorno prima dell'omicidio, si sarebbe presentato furente a casa di Silvano, affermando di volerlo uccidere. Avrebbe detto letteralmente che voleva «mangiargli il fegato».
Avvisato dalla donna, anche Silvano si mise alla caccia di Russo, passò una notte sotto la sua abitazione, cercò di procurarsi un'arma facendosi aiutare da Antonio Catalano, il pregiudicato che era insieme al consigliere Biagini la sera del 24 ottobre del 2004 nel circolo politico 'Rivadestrà e che venne ferito nell'agguato. Lo stesso Catalano, dopo un altro attentato subito e un arresto, ha riferito agli inquirenti che a sparare a Biagini e a lui fu lo stesso Russo. Il 12 ottobre del 2003 negò l'arma a Silvano e non accettò la sua richiesta di mediare per rabbonire Russo.
Sembra che Silvano riuscì comunque a procurarsi una pistola. Lo ha confermato la moglie che ha detto di averlo visto armato quando passò dalla sua abitazione. Alle 20 del 13 ottobre l'agguato. Silvano era insieme ad altre persone e al fratello Antonio vicino a un chiosco di bibite. I killer, giunti a bordo di una Duna, spararono all'impazzata. La vittima cercò di fuggire tra le palazzine ma fu raggiunto da otto colpi d'arma da fuoco. Tutte le strade vennero chiuse dagli aggressori che non lasciarono nulla di intentato pur di eliminarlo.
Fu colpito all'addome, al braccio destro e alla zona ascellare. Nell'agguato, oltre al fratello di Silvano, fu leggermente ferito un altro passante. Russo e Silvano appartenevano a due gruppi malavitosi in lotta feroce per il predominio nel traffico di sostanze stuepfacenti. Inoltre sembra che Silvano, anche lui ritenuto dagli inquirenti un elemento particolarmente violento, avrebbe picchiato la sorella di Russo e un'altra persona in una precedente occasione. Inoltre sembra che abbia protetto la fuga di uno dei boss della malavita foggiana Franco Vitalgliani, recentemente condannato all'ergastolo per un duplice omicidio.

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