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Giovedì 21 Settembre 2017 | 18:06

Laurea honoris causa a Giorgio Bocca

L'Università di Bari ha conferito allo scrittore e giornalista piemontese la laurea in Lettere e Filosofia. Commosso e ironico il «dottore»: «Ho risolto un problema della mia vita ero l'unico in famiglia a non essersi laureato»
BARI - «Uno storico irregolare», con una lunga militanza storiografica che affonda le sue radici nella diretta esperienza di vita e incarna al meglio la tradizione libera di uno «scrivere storia» al di fuori degli ambiti universitari. Con queste motivazioni, aggiunte al merito di non aver mai assunto «quegli atteggiamenti arroganti e autocontemplativi che gli estranei alla corporazione degli storici accademici talvolta ostentano», l'università di Bari ha conferito allo scrittore e giornalista piemontese Giorgio Bocca la laurea honoris causa in Lettere e Filosofia. Laurea accolta da Bocca con commozione ed ironia: «ho risolto un problema della mia vita - ha detto - ero l'unico in famiglia a non essersi laureato. Mia madre sarebbe felicissima».
La cerimonia si è svolta nel pomeriggio nell'ateneo barese alla presenza, tra gli altri del rettore Giovanni Girone lo storico Luciano canfora, promotore dell' iniziativa, e il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola.
Nella laudatio, lo storico Luciano Canfora, promotore della laurea honoris causa, ha poi sottolineato «che l'attività partigiana di Bocca, decorato di medaglia d'argento al valor militare, ha costituito la premessa per il suo approdo allo scrivere storia». A proposito della biografia di Togliatti, Canfora ha sottolineato che fu un libro che fece epoca. «A lui dobbiamo la prima narrazione documentata dell'attrito tra Stalin e Togliatti, quando quest'ultimo respinse l'invito a dirigere il Cominform» Per Canfora, peraltro, «la storia della ricezione del libro è indicativa: il 18 marzo 1973 l'Unità rifiutò di ospitare la pubblicità a pagamento del Togliatti di Bocca; il 24 e 25 febbraio del '92, invece, offriva ai suoi lettori il volume con il quotidiano. I dati dicono che il giornale passò dalle abituali 120mila copie a 180mila copie vendute. Certo, di mezzo era cambiato il mondo, ma anche il tardivo ripensamento ha un suo significato».

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