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Venerdì 22 Settembre 2017 | 04:51

«Due amiche facevano prostituire Giusy»

Arrestata una coppia di ragazze a Manfredonia, dove la giovane Potenza fu uccisa lo scorso 12 novembre da un cugino del padre che poi confessò d'avere una relazione con la minorenne e d'averla uccisa quando minacciò di dire tutto alla moglie • La mamma: «Me l'hanno uccisa una seconda volta»
Manfredonia - L FOGGIA - Due ragazze di Manfredonia, in provincia di Foggia, Sabrina Santoro, 24 anni e Filomena Rita Mangini, 19 anni, sono state poste agli arresti domiciliari nell'ambito delle indagini sull'omicidio di Giusy Potenza, la 15enne uccisa lo scorso 12 novembre nella cittadina sipontina dal cugino del padre Giovanni Potenza (nella foto). L'accusa è di induzione alla prostituzione e favoreggiamento personale.
Le due giovani sono incensurate. Secondo gli inquirenti le due avrebbero avviato tempo prima la vittima alla prostituzione e inoltre durante gli interrogatori successivi all'omicidio non avrebbero fornito notizie importanti agli inquirenti.
Le ordinanze per le due ragazze, ora ai domiciliari, sono state emesse dal gip del tribunale di Foggia Maria Rita Mancini che ha accolto le richieste del sostituto procuratore Vincenzo Maria Bafunti. Le due ragazze, inoltre, sarebbero state viste salire in auto con la vittima poco prima che questa sparisse.

L'arresto delle due giovani donne è scaturito anche da indagini della polizia dalle quali è emerso - a quanto si è saputo - che la ragazzina la sera del 12 novembre, dopo aver acquistato alcuni Cd in un negozio di dischi vicino alla sua abitazione si allontanò con le due donne. Entrambe sarebbero anche state tirate in ballo dalle dichiarazioni di un uomo il quale avrebbe detto che le due donne facevano prostituire la ragazzina.

LE TAPPE DELLA VICENDA
Giusy Potenza fu uccisa il 12 novembre del 2004 a Manfredonia con una grossa pietra da 4 chili. Il suo corpo fu ritrovato nei pressi dello stabilimento ex Enichem e di una scogliera il pomeriggio successivo all'omicidio. Dopo un mese e mezzo di continue voci sulla presenza di un branco e su presunte frequentazioni poco raccomandabili della ragazza, arrivò la confessione di Giovanni Potenza, un pescatore di 27 anni cugino del padre.

Il 23 dicembre il presunto omicida, sposato e padre di due figli di 2 e 8 anni, raccontò agli inquirenti che aveva cominciato dalla fine dell'estate una relazione segreta con la giovane studentessa. Il pomeriggio dell'ultimo incontro, dopo aver avuto un rapporto sessuale in auto, l'uomo avrebbe detto a Giusy di essere intenzionato a mettere fine alla relazione. La ragazza avrebbe reagito male e minacciato di riferire tutto alla moglie del pescatore e agli altri familiari. A quel punto la vittima sarebbe uscita dall'auto e, forse per il buio e la pioggia, sarebbe caduta accidentalmente giù per la scogliera profonda 8 metri, ferendosi. L'uomo l'avrebbe aiutata a risalire ma la ragazza avrebbe ripetuto le minacce. In un impeto d'ira, il pescatore le avrebbe fracassato la testa con un grosso sasso, lasciandola esanime sotto una pioggia battente.

A incastrare Giovanni Potenza, dopo 40 giorni di indagini, fu il confronto tra il suo Dna, prelevato dagli investigatori, e quello del liquido seminale ritrovato sul corpo della vittima. Una prova che andò a confermare quanto detto dalla ragazza a un suo coetaneo il pomeriggio dell'omicidio in un negozio di dischi, parole alle quali gli investigatori, in un primo tempo, non avevano dato peso.

I familiari della ragazza, attraverso il loro legale, hanno sostenuto la presenza di altre persone al momento dell'omicidio, smentita invece dagli investigatori, e negato la relazione di Giusy con l'uomo, una relazione di cui peraltro in paese nessuno sembrava essere a conoscenza fino agli arresti delle ultime ore. Anche dai tabulati telefonici non sono arrivati elementi che confermassero il rapporto.

I risultati definitivi dell'autopsia, consegnati nei giorni scorsi, hanno sostanzialmente confermato quanto ipotizzato dagli inquirenti in un primo momento: nessuna violenza sessuale e omicidio d'impeto. Si attendono dalla Polizia Scientifica di Roma i risultati dell'esame al Luminol su alcune tracce trovate nell'auto di Potenza. Già programmato per le prossime ore anche l'incidente probatorio che prevede il sopralluogo nella zona dell'omicidio degli inquirenti, insieme allo stesso Giovanni Potenza e agli avvocati delle parti per ricostruire i dettagli.

Del coinvolgimento di altre persone, seppure in ruoli minori si è sempre parlato anche dopo l'arresto di Giovanni Potenza. Gli inquirenti hanno sempre negato che potessero trovarsi sul luogo dell'omicidio, sostenendo invece che potessero avere avuto altri ruoli. Nei giorni scorsi il gip Del Tribunale di Foggia ha rigettato la richiesta di arresti domiciliari per Giovanni Potenza.

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