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Domenica 24 Settembre 2017 | 08:45

«Ho vinto al Superenalotto e torno in Puglia»

Di professione meccanico, il signor Luigi (il nome è di fantasia) è originario di Bari ed è uno dei dieci sistemisti che ha fatto «sei». Incasserà 7 milioni di euro
MILANO - «Prima ho visto che avevo fatto tre, poi quattro, poi cinque e poi...e poi sono svenuto». Non ci crede ancora ed è emozionato il signor Luigi (il nome è di fantasia, condizione per parlare, ndr.), per aver vinto tutti quei soldi: più di sette milioni di euro arrivati «grazie al sistema famiglia - dice ridendo -, quello che ti mette a posto per tutta la vita».
Mentre sta per chiudere, per la pausa-pranzo, la piccola officina alla periferia di Milano, il signor Luigi, originario della provincia di Bari, prima nega di essere uno dei dieci fortunati ma dopo, con un gran sorriso, confessa. Anche se, lui che è un giocatore incallito e qualcosa in passato ha già vinto, ancora non riesce a rendersi conto delle dimensioni del... bottino: «Ci crederò solo quando vedrò i soldi - ammette -. Lo so, non sono proprio briciole. Li metterò in banca e li spenderò pian piano». E la schedina? «No, quella non ce l'ho in tasca, non sono mica matto. L'ho messa in cassaforte, al sicuro».
Occhi azzurri, capelli leggermente brizzolati, polo verde e jeans, racconta di ieri sera, quando era a casa, nell'hinterland di Milano, con la moglie e ha scoperto di aver fatto centro. «Stavamo cenando davanti alla tv e ho preso i numeri. Dopo ho girato canale per guardare la partita. Butto l'occhio sulla schedina ma l'uno, distrattamente, non lo vedo. Poi dico: "ho fatto tre, quattro, cinque", controllo ancora e c'era anche l'uno... e sono svenuto». Ci scherza un po' su, parla della moglie che non riusciva a capire bene quello che era accaduto, e giura: «Questa notte non ho dormito un attimo. Ho pensato tutto il tempo come impiegare quel denaro.». Cosa farà allora? Risponde con una battuta: «Me ne andrò in giro con le donne e lascio mia moglie a casa». Scherza? «Certo che sto scherzando. Lei, mia moglie, potrà fare tutto quello che vorrà, perchè andiamo d'accordo e i miei soldi sono anche i suoi».
Parliamo seriamente, con una vincita del genere, cosa accadrà della sua vita? «A luglio, come avevo già programmato, andrò in pensione. Dopo di che abbiamo intenzione di viaggiare in tutto il mondo, tranne nel Nordafrica e dove naturalmente c'è la guerra come in Iraq». E non solo: «Sto già cominciando il trasloco per trasferirmi al mio paese dove ho già una casa. Però, nelle vicinanze, comprerò una villetta, magari al mare, sulla costa pugliese, e cambierò anche la macchina con una più bella: al posto della Panda una Mercedes, non le pare?».
Oltre a una serie di cene da offrire agli amici, qualcosa toccherà anche ai suoi cinque fratelli, specialmente a chi tra loro «fa un po' di fatica ed ha qualche debito», e ai cognati. «Mi ha già chiamato mio nipote - aggiunge - chiedendomi di regalargli la moto. Ce l'avrà, ce l'avrà...».
Diventa serio il signor Luigi e spiega che almeno 250 mila euro li donerà alla clinica De Marchi di via della Commenda: hanno curato la sua bambina fino a quando, 13 anni fa, a soli sette anni, è morta. Il viso si adombra, abbassa gli occhi e, nonostante il carattere allegro, parla di quella tragedia. «Quando mia moglie era incinta abbiamo saputo che nostra figlia aveva una malattia rara. Alla De Marchi me l'hanno seguita fino quando è volata in cielo». In passato la coppia aveva pensato di acquistare un'ambulanza con scritto sulla carrozzeria il nome della figlia, ma non se ne fece più nulla: «Ora - prosegue - è l'occasione buona per fare della beneficenza a chi mi ha aiutato molto».
Cambia argomento e ritorna a parlare del gioco del lotto e del Superenalotto e a raccontare di qualche sua modesta vincita. «Un po' di anni fa ho fatto il cinque ma avevamo giocato in 30: ho incassato solo otto milioni e mezzo. La scorsa settimana, invece, al lotto ho giocato i numeri di Papa Giovanni Paolo II e ho fatto ambo».
«Ora chi se lo aspettava: più di sette milioni di euro bastano per fare una vita più tranquilla? - chiede - Credo proprio di sì. E' dalla nascita che non mi riposo: ho fatto l'operaio e ancora l'operaio, fino a quando, con un socio, ho aperto questa officina. Insomma credo di essermelo meritato». E' arrivato il momento di chiudere veramente e andare a pranzo.
E prima di congedarsi fa un patto: giocare una schedina con chi l'ha intervistato. «Non si sa mai - ride - potrebbe sistemarsi anche lei...».

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