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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 23:52

Lecce - L'ultimo saluto alle vittime del «mostro»

Sulla bara di Valentina anche il peluche che le aveva regalato il padre, Giovanni Maiorano. L'uomo non ha partecipato alle esequie della moglie, Maria Carmela Linciano, e della figlia, entrambe vittime del reo-confesso Angelo Izzo. • Il legale: Maiorano si fidava di Izzo • Colasanti: chi ha sbagliato si dimetta
SAN DONATO DI LECCE - I singhiozzi degli ex compagni di scuola che di Valentina ricordano il sorriso dolce e che forse non hanno mai visto la mamma; il pianto degli zii che di quella bambina si sono occupati quando la madre era partita per stare vicino al padre in carcere. Sono i soli rumori che hanno rotto il silenzio e la compostezza che ha accompagnato oggi dentro e fuori la chiesa di Galugnano il funerale di Valentina Maiorano e di sua madre, Maria Carmela Linciano, figlia e moglie di un omicida che sconta la sua pena in carcere e vittime di un altro omicida che dal carcere era uscito.
Angelo Izzo, massacratore del Circeo, ora in carcere è tornato dopo avere crudelmente spezzato due vite innocenti. A Galugnano, piccola frazione di San Donato di Lecce paese d' origine delle due donne e che conta un migliaio di abitanti, in molti sono andati in chiesa, senza però riuscire a riempirla tutta. Hanno poi seguito le due bare in processione fino alla cappella del cimitero dove i due feretri verranno tumulati domani. Davanti a tutti, in chiesa come nel corteo funebre, c' erano gli ex compagni di scuola di Valentina che con lei anno frequentato la quarta e la quinta elementare. Poi la bambina era partita per Gambatesa, per raggiungere la mamma, che vi si era trasferita tre anni prima per stare vicino al marito, Giovanni Maiorano, boss della Sacra Corona Unita in carcere a Campobasso per scontare l' ergastolo.
L'ex boss, che ieri dopo avere riconosciuto i corpi delle due donne nel capoluogo molisano è stato riportato nel carcere di Palermo dove è attualmente recluso, non ha partecipato al funerale. Ha mandato però una lettera scritta a Valentina come se fosse ancora in vita e un pupazzo di peluche, e alla moglie una poesia. I fogli con quelle frasi di amore sono stati posati sulle due bare, quella bianca della ragazza e quella in noce della donna, insieme alle loro foto. Maria Carmela, adottata da bambina da una famiglia di San Donato, non aveva più parenti. Valentina aveva gli zii, tutti fratelli del padre che affranti in chiesa hanno seguito la cerimonia. Tra loro anche la zia Roberta Maiorano alla quale era stata affidata la bambina quando la mamma era partita per Gambatesa. Le maestre di Valentina, strette a fianco degli ex compagni di scuola, ricordano di quella bambina «il sorriso dolce, la riservatezza».
Il parroco che ha celebrato la messa ha parlato di lei come di «una ragazza docile che ha condiviso con i suoi compagni un cammino culturale e spirituale». Nell' omelia, don Luigi ha parlato di «due vite spezzate senza motivo, se non quello della follia inaudita di un uomo che arriva a giocare con le vite degli altri e a scaricare su di esse odio e rancore». «Donne stremate dal bisogno e dalla sofferenza - ha detto ancora don Luigi - e spronate a chiedere aiuto e che hanno avuto una sola risposta: la morte violenta». «Guardando le due bare - ha detto ancora - avvertiamo grande commozione e confusione, e impotenza di fronte a tanta efferatezza». Commozione e confusione che sono state vissute con grande compostezza durante tutta la cerimonia che si è svolta con grande sobrietà e asciuttezza. E' toccato al sindaco, Massimo Longo (che per oggi ha proclamato il lutto cittadino e con il municipio si è fatto carico delle spese funebri), dare voce sia pure con pacatezza alla rabbia per una tragedia che poteva essere evitata «se solo qualcuno non avesse deciso di rimettere in libertà un uomo» che aveva già massacrato una ragazza e creduto di ucciderne un' altra.

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