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Sabato 23 Settembre 2017 | 18:42

Taranto - L'inquinamento uccide

In Puglia, secondo quanto indicato dall'Oms, sono stati individuati quattro siti caratterizzati da inquinamento chimico con potenziali effetti sulla salute
TARANTO - «I limiti fissati dalle direttive europee per il 2010 avrebbero contribuito, se applicati, a risparmiare circa 900 decessi (1,4%) per il Pm10 e 1400 decessi per l'NO2 (1,7%) nell'insieme delle città considerate».
E' quanto riportato nelle conclusioni del 'Misa 1996-2002', ovvero risultati della metanalisi italiana sugli effetti a breve termine dell'inquinamento stmosferico sulla salute umana. Lo studio, che ha riguardato 15 città italiane, fra cui Taranto, è stato pubblicato sulla rivista dell'Aie (Associazione epidemiologica italiana) ed è stato diffuso oggi in un convegno della stessa associazione sulla «Epidemiologia ambientale nelle aree a rischiò.
Lo studio ha preso quali principali elementi inquinanti di riferimento l'ossido di azoto (NO2), l'ossido di carbonio (CO) e le polveri provenienti per lo più dalle industrie (Pm10). E' così emerso «un aumento della mortalità giornaliera per tutte le cause naturali, associato a incrementi della concentrazione degli inquinanti atmosferici studiati. Tale rilievo riguarda anche la mortalità per cause cardiorespiratorie e la ricoverabilità per malattie cardiache e respiratorie».
Inoltre «l'impatto complessivo sulla mortalità per tutte le cause naturali è compreso tra l'1,4% e il 4,1% per gli inquinanti gassosi (NO2 e C0). Molto più imprecisa è la valutazione per il Pm10, date le differenze delle stime di effetto tra le città in studio (0,1%-3,3%)».

In Puglia, secondo quanto indicato dall'Organizzazione mondiale della sanità, sono stati individuati quattro siti caratterizzati da inquinamento chimico con potenziali effetti sulla salute. Si tratta di Taranto, Brindisi, Manfredonia e dell'area attorno alla ex Fibronit di Bari. In particolare per quanto riguarda Taranto - ha osservato Maria Angela Vigotti, del dipartimento di Scienze dell'uomo e dell'ambiente dell'università di Pisa - gli studi indicano «livelli di inquinamento tipici di una realtà con emissioni industriali».
Inoltre viene rilevata «una notevole disomogeneità geografica nella esposizione misurata dalle centraline, con una situazione più scadente nella zona a ridosso degli insediamenti industriali, e l'andamento temporale degli inquinanti non è stagionale».
Nel corso del convegno, che si concluderà domani, funzionari dei ministeri dell'Ambiente, della Sanità e dell'Istituto superiore di Sanità hanno illustrato i risultati di un anno di collaborazione comune sfociati nel 'Rapporto Istisan 05/1', già disponibile sul sito dell'Istituto superiore di sanità. Il rapporto raccoglie le attuali conoscenze sullo stato di salute delle popolazioni residenti nei siti inquinati, le finalità di ulteriori studi epidemiologici, le metodologie da impiegare, i flussi informatici disponibili, i requisiti di validità delle indagini e le modalità di comunicazione dei risultati.
I responsabili del dipartimento di prevenzione della Asl Taranto 1 hanno illustrato le varie componenti del sistema informativo sanitario della Regione Puglia.

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