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Martedì 19 Settembre 2017 | 19:18

Inquinamento a Taranto, esperti in prima linea

Seminario alla facoltà di Ingegneria e promosso dall'associazione "TarantoViva": la situazione è sempre più grave. «Intervenire subito» • Il 28 e 29 aprile il convegno «L'epidemiologia ambientale nelle aree a rischio»
Inquinamento a Taranto, esperti in prima linea
TARANTO - «Fra dieci anni Taranto sarà morta o moribonda». È pressoché perentorio nella sua diagnosi il dottor Luigi Lopez, presidente del corso di laurea di Taranto in Scienze ambientali, intervenendo al convegno presso la facoltà tarantina di Ingegneria e promosso da «TarantoViva».
Al seminario - che ha messo a confronto istituzioni, Asl, mondo scientifico e sindacati sul tema «La questione ambientale ed il nostro impegno civile» - si è richiesto di mettere in evidenza i temi ambientali ed i fattori di rischio per concordare condivise soluzioni realizzabili e concrete su tutte le problematiche del territorio ionico.
«Intervenire subito» è stato il comune leit-motiv del dibattito, al quale sono mancati il Sindaco ed il presidente della Provincia di Taranto e, soprattutto, l'Ilva, considerata la massima imputata della sciagura ambientale.
L'associazione «TarantoViva» (TarantoViva) ha inteso far srotolare il dibattito, coordinato dal suo presidente, Girolamo Albano, e dal vice Gianluca Scafa, partendo proprio dall'atto d'intesa siglato con il gruppo Riva nel dicembre scorso per il risanamento dell'ambiente.
Sull'emergenza ambientale, quindi, sono stati confrontati i preoccupanti dati sulla mortalità, causati dagli agenti inquinanti, e l'impennata di patologie diverse dalle neoplasie.
«Sappiamo in maniera discretamente completa cosa ricade, ma non sappiamo cosa esce» ha affermato il dott. Michele Conversano, del Dipartimento di prevenzione dell'Asl ionica, riferendosi alle immissioni in atmosfera ed alla carente rete di monitoraggio. Pur se i dati che si ricevono sono maggiori che in passato, essi continuano ad essere ritenuti insufficienti perché la rilevazione telematica delle immissioni industriali è assicurata solo su 3-4 camini della stessa Ilva, della Cementir e Agip, a fronte di circa 300.
L'incriminato, perciò, continua ad essere il killer Pm10 perché di esso si deve capire ancor più quali altri fattori si trascina in danno della salute.
«Non solo - ha evidenziato il dott. Lopez - l'inquinamento ambientale è sotto accusa. Si devono prendere in seria considerazione anche quelli provocati dalla zootecnia ed agricoltura intensive oppure dall'utilizzo di antibiotici, antitumorali, pesticidi e gli acaricidi utilizzati per contrastare diverse patologie».
Sostanze, che espulse, diventano reflui inquinanti e per i quali non v'è certezza che i depuratori di Mar Grande e Piccolo riescano a biodegradarli, evitando conseguentemente che possano continuare a produrre effetti dannosi quando rientrano nei tessuti umani attraverso la catena alimentare.
Le proposte: una task force di laureati delle facoltà scientifiche di Taranto che si dedichino ad un continuo e più efficace monitoraggio e la «sigillatura» dei parchi minerari e dei nastri trasportatori delle aziende.
Paolo Lerario
lerariop@libero.it

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