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Venerdì 22 Settembre 2017 | 15:42

Pescara, arrestato il medico del carcere

Vincenzo Giuliani, di Foggia. L'accusa: emetteva certificati falsi per detenuti e agenti di polizia penitenziaria. Indagate altre 9 persone, tra cui due poliziotti
PESCARA - Rilasciava sistematicamente falsi certificati medici sia in favore di detenuti, anche per far evitare loro la permanenza in cella, sia di agenti della polizia penitenziaria, in modo da giustificare la loro assenza dal lavoro. E' l'accusa che ha determinato, questa mattina, l'arresto del medico del carcere di Pescara, Vincenzo Felice Giuliani, 45 anni, originario di Foggia.
L'ordinanza di custodia cautelare a carico di Giuliani, che prevede gli arresti domiciliari, emessa dal Gip di Pescara, è stata eseguita dagli agenti della Squadra Mobile con l'ausilio di quelli del Reparto Prevenzione Crimine, e contempla i reati di falsità ideologica e materiale, falsità in atti destinati all'autorità giudiziaria, truffa ai danni dello Stato e corruzione. Contestualmente è stata eseguita una serie di perquisizioni nei confronti di tutti gli indagati, che sono complessivamente nove.
Le indagini, avviate dal settembre scorso, hanno preso spunto dalle dichiarazioni rese in carcere da un detenuto al dirigente della Squadra Mobile, Nicola Zupo, e si sono incentrate su intercettazioni telefoniche e riscontri documentali. Si è appurato così che Giuliani, medico penitenziario in servizio presso la casa circondariale pescarese di San Donato, si era sistematicamente prestato al rilascio di false certificazioni mediche.
Nel caso dei detenuti, i falsi certificati supportavano richieste di benefici ai destinatari di misure cautelari o di esecuzione penale, al fine di evitare la detenzione in carcere. Nell'ambito di questo filone d'indagine, oltre a Giuliani, risulta indagato in concorso, per falsità materiale, un infermiere del carcere, oltre a quattro pregiudicati locali che hanno usufruito delle false attestazioni.
Nel caso degli agenti, invece, i certificati servivano a giustificare il mancato svolgimento dell'attività di servizio, con conseguente truffa ai danni dello Stato: in compenso il medico si faceva fare lavori privati, aspetto che ricade nell'ipotesi della corruzione. In questo secondo filone d'indagine, tra gli indagati figurano anche tre guardie carcerarie del San Donato.
Con il rilascio di false certificazioni mediche, Giuliani aveva consentito la scarcerazione definitiva di almeno tre detenuti - in carcere rispettivamente per usura, furto e spaccio di stupefacenti -, tra i quali una donna. Per uno di loro aveva attestato la necessità di un'immediata e delicata operazione chirurgica, che determinò l'incompatibilità con il regime carcerario e la conseguente uscita dalla casa circondariale.
Ma l'operazione non fu mai eseguita: fu proprio questo episodio a destare sospetti e ad avviare le indagini della Squadra mobile di Pescara, rafforzate dalle dichiarazioni spontanee al dirigente, Nicola Zupo, rese da un detenuto del carcere di San Donato.
Negli altri due casi, Giuliani attestò per i detenuti rispettivamente l'esistenza di una malattia mentale e di problemi cardiaci. Ma la Polizia ha successivamente verificato che il preteso cardiopatico lavorava in un cantiere edile anche undici ore al giorno.
«Dalle indagini - ha riferito Zupo in conferenza stampa, illustrando l'operazione denominata «Malato immaginario» - è emerso che il medico era diventato un punto di riferimento per i detenuti, ma anche per i loro famigliari, che lo contattavano sul cellulare per avere da lui suggerimenti e consigli su come facilitare l'uscita dal carcere. Ad esempio, lo chiamavano per verificare la possibilità di ricoveri ospedalieri nel periodo natalizio. Abbiamo intercettazioni telefoniche - ha proseguito - nelle quali detenuti ospitati in altre strutture penitenziarie si rammaricano di non trovarsi a Pescara, dove 'tutto sarebbe stato più facilè».
Tra gli indagati vi sono alcuni congiunti dei detenuti che sarebbero stati favoriti da Giuliani, oltre a un infermiere in servizio nella struttura di San Donato. Quest'ultimo è accusato di avere alterato il registro delle visite mediche. In un caso, ad esempio, sarebbe stata certificata la visita di un detenuto che, in quel periodo, risultava in permesso premio. Indicazione cancellata e poi aggiunta di nuovo, quando ci si è accorti che la persona si trovava effettivamente a San Donato.
La Polizia non ha fornito dettagli sul compenso che i detenuti e le loro famiglie elargivano al medico in cambio dei «favori».
Diversa la situazione dei tre agenti di polizia penitenziaria indagati, ai quali Giuliani avrebbe rilasciato certificazioni mediche false, per consentire loro di svolgere una seconda attività lavorativa: ovvero - ha riferito la Squadra mobile - per completare la ristrutturazione dello studio privato del medico. Oltre al carcere, dove lavorava da quindici anni, Giuliani - medico legale, specializzato anche in Odontoiatria - svolgeva infatti un'attività autonoma.
Nella mattinata di oggi la Polizia ha eseguito circa quindici perquisizioni, nelle abitazioni degli indagati e nell'infermeria del carcere, dove sono stati sequestrati i registri delle visite mediche degli ultimi due anni.
Davanti agli investigatori Giuliani si è dichiarato innocente e ha detto di «non avere fatto niente di male», commentando poi che «per fare del bene a volte si paga in prima persona».
«Abbiamo posto fine alle attività deleterie di questo medico - ha concluso Zupo -, ma siamo lontani dal poter quantificare il danno che ha creato».

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