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Giovedì 21 Settembre 2017 | 08:53

Bari - Cantiere chiuso per "pizzo"

Un imprenditore edile, s'è rifiutato di pagare, "pestato" a sangue, ha rinunciato ad un lucroso appalto di ristrutturazione. Arrestato un presunto estorsore
BARI - A Bari succede anche che in piena crisi economica i cantieri edili chiudano per "pizzo", che un imprenditore edile rinunci ad un lucroso appalto per la ristrutturazione di un palazzone e torni a casa in gran fretta, smontando l'impalcatura e facendo spallucce ai suoi operai che gli chiedono del lavoro.
Succede anche che lo stesso imprenditore venga pestato con calci e pugni dai suoi aguzzini, nel suo cantiere, in pieno giorno, davanti ai suoi operai, solo perchè decide, sfidando la legge del crimine, di non pagare il "pizzo" che tre malfattori gli impongono per tre volte di seguito dicendogli: «Ci servono soldi per aiutare i nostri amici detenuti in carcere». Ma, per fortuna, succede anche che uno dei tre aguzzini, un ex contrabbandiere di sigarette con precedenti penali, venga arrestato dalla polizia, anche grazie alla collaborazione fornita dalla vittima, subito dopo il pestaggio.
I fatti di questa, purtroppo, già vista storia accadono al rione San Paolo di Bari a fine marzo. Tre malfattori si presentano nel cantiere edile, chiedono del proprietario e senza troppi giri di parole gli dicono: «Ci servono soldi per aiutare i nostri amici detenuti». L'imprenditore, la prima volta fa finta di non capire. La gang di estorsori, quindi, si ripresenta dopo pochi giorni e ribadisce la pretesa. A quel punto la vittima si ribella e fa capire di non avere nessuna intenzione di pagare. Immediata scatta la rappresaglia: uno degli estorsori si avventa su di lui e lo pesta con calci e pugni provocandogli un trauma maxillo-facciale che i medici giudicano guaribile in dieci giorni.
Dal referto medico - ha spiegato oggi il dirigente della squadra mobile, Luigi Liguori - partono le indagini alle quali l'imprenditore, che è un barese di 40 anni, fornisce un contributo. Il costruttore dice che gli estorsori si sono recati nel suo cantiere per tre volte di seguito. «Venivano due alla volta - avrebbe raccontato - a bordo di un motorino e mi dicevano: "Se non paghi non ti facciamo più lavorare"». Le indagini della sezione antiracket della mobile risalgono al proprietario del mezzo. Si tratta di Stefano Petrone, pregiudicato di 28 anni, che gli investigatori ritengono sia anche uno dei tre presunti estorsori.
E' necessario qualche supplemento di indagine e qualche intercettazione telefonica per rafforzare le prove già in mano agli investigatori. Dopo 15 giorni di accertamenti il gip del Tribunale di Bari Michele Parisi emette un provvedimento cautelare in carcere per Petrone, contestandogli il reato di tentativo di estorsione in concorso con due persone da identificare. Per il pm che ha diretto le indagini, Francesco Cavone, «quello che colpisce in questa vicenda è la spregiudicatezza criminale di questa gente che pensa di poter spadroneggiare su quel quartiere della città che considera una cosa che appartiene a loro».
Al magistrato fa eco a distanza il questore di Bari, Giuseppe Zannini Quirini, che in conferenza stampa, dopo una settimana di polemiche sollevate dal sindaco di Bari, Michele Emiliano, sul dilagante fenomeno delle estorsioni e sui non proprio efficaci controlli, afferma: «Le forze dell'ordine sono in grado di combattere il fenomeno estorsivo ad una sola condizione: che ci sia collaborazione, non necessariamente da parte della vittima». «C'è poi una legge - ricorda il questore - che prevede aiuti economici alla vittima delle estorsioni». L'invito rivolto ai commercianti e imprenditori baresi taglieggiati è inequivocabile: collaborate.
Roberto Buonavoglia

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