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Sabato 23 Settembre 2017 | 04:09

Condannati due coratini per stupro

Per i giudici del Tribunale di Trani i due, spacciatisi per agenti di polizia penitenziaria e sotto la miaccia di un'arma, avrebbero abusato di una concittadina
TRANI - Si spacciarono per agenti di polizia penitenziaria, invitandola a seguirli nella loro autovettura. L'obiettivo era quello di abusare di un'avvenente ragazza coratina, prima condotta in un pub per farle consumare bevande alcoliche e poi portata in una palestra di Ruvo per violentarla. Per questi motivi, a distanza di quasi 7 anni, il Tribunale di Trani ha condannato a 4 anni e 6 mesi di reclusione Vito Scaringella, 31 anni, e Luigi Casalino, 32, entrambi di Corato.
I due giovani finirono sul banco degli imputati con le accuse di "violenza sessuale, lesioni personali e contraffazione delle impronte di una pubblica autenticazione".
Sin dall'avvio delle indagini i due avevano respinto le accuse. In un primo tempo il pubblico ministero chiese l'archiviazione, ma nel 2000 il gip Antonio Lovecchio respinse l'impostazione del pm ordinandogli di svolgere ulteriori indagini.
Ora la sentenza di condanna di primo grado con cui il collegio tranese (Russi, Miccoli, De Scisciolo) ha ritenuto responsabili i due giovani dichiarando di non doversi procedere per l'ulteriore accusa di "contraffazione", per intervenuta prescrizione.
Scaringella e Casalino sono stati, inoltre, interdetti perpetuamente dagli uffici di tutela e curatela e per 5 anni dai pubblici uffici, nonchè condannati ad una provvisionale di 5.000 euro ciascuno in favore della ragazza costituitasi parte civile.
I fatti risalgono al 4 Settembre 1998, quando, secondo l'accusa, la ragazza, anch'ella di Corato, sarebbe stata adescata dai due giovani che le si avvicinarono sotto casa esibendole un documento falso riportante l'emblema dello Stato e la dicitura Ministero Grazia Giustizia-Polizia Penitenziaria. La ragazza sarebbe stata "invitata" a salire nell'auto sotto la minaccia di una pistola. Poi si sarebbero diretti in un pub di Ruvo, dove avrebbero bevuto alcolici, e di qui in una palestra dove i due imputati l'avrebbero violentata.
Un atto sessuale completo, secondo la denuncia. La ragazza avrebbe cercato di divincolarsi ma i suoi tentativi le avrebbero procurato solo contusioni ed escoriazioni.
Subito dopo lo stupro la giovane denunciò l'accaduto ai Carabinieri e fu visitata dai medici dell'ospedale di Corato.
A dire della vittima, uno dei due imputati l'aveva più volte avvicinata cercando un appuntamento.
La ragazza riuscì ad identificare i suoi aggressori e l'immediata perquisizione dei Carabinieri consentì di rinvenire nel domicilio degli imputati il falso distintivo e la pistola che sarebbe stata usata per la minaccia. Nella palestra, invece, fu trovato un bicchiere contenente resti di tequila che la donna sarebbe stata costretta a bere prima di subire la violenza: spogliata e stuprata nonostante la bella ragazza cercasse di divincolarsi. Poi il ricovero in ospedale dove le sarebbe stato consigliata una lavanda vaginale e la somministrazione della cosiddetta pillola del giorno dopo.
Scaringella e Casalino hanno sempre respinto le accuse, respingendo finanche l'ipotesi di "semplici" molestie. Sostennero che la storia non andò affatto come denunciato dalla ragazza, riferendo, anzi, anche di un "corteggiamento provocato".
Ma per il Tribunale di Trani le accuse sono fondate e tra 90 giorni si conosceranno le motivazioni della sentenza.
Antonello Norscia

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