Cerca

Giovedì 21 Settembre 2017 | 18:07

Lecce - Don Cesare rinviato a giudizio

Il sacerdote è accusato di aver distratto su conti privati danaro destinato al centro di accoglienza 'Regina Pacis' di San Foca di Melendugno da lui diretto
LECCE - Il gup del Tribunale di Lecce Andrea Lisi ha rinviato a giudizio per peculato don Cesare Lodeserto, all'epoca dei fatti direttore del centro di accoglienza 'Regina Pacis' di San Foca di Melendugno (Lecce). Il sacerdote è accusato di aver distratto su conti privati danaro destinato al centro di accoglienza.
A giudizio è stato rinviato anche lo zio del sacerdote, Renato Lodeserto, ex sottufficiale della Guardia di Finanza.
Don Cesare Lodeserto è attualmente agli arresti domiciliari: nell'ambito di un'altra inchiesta della magistratura salentina, venne infatti arrestato l'11 marzo scorso con l'accusa di abuso dei mezzi di correzione, sequestro di persona, calunnia e minaccia volta a commettere un reato. Dopo un paio di settimane in carcere gli furono concessi i domiciliari: da ieri è agli arresti domiciliari nella casa della mamma, a Lecce, dopo che, uscito dal carcere, era rimasto dal 24 marzo scorso agli arresti domiciliari nell'abbazia dei Benedettini di Noci (Bari).

Il provvedimento è stato deciso dal gup di Lecce che ha accolto la richiesta avanzata dal sostituto procuratore inquirente, Imerio Tramis, secondo il quale don Cesare, in qualità di direttore del centro di accoglienza, deve essere considerato a tutti gli effetti incaricato di pubblico servizio. Da qui l'accusa di peculato e la considerazione accusatoria che i finanziamenti destinati agli immigrati non sono altro che vere e proprie elargizioni pubbliche, sottoposte come tali ad una precisa utilizzazione e all'obbligo di rendiconto.

La difesa aveva invece chiesto il proscioglimento dei due imputati sostenendo l'insussistenza del reato perché, in base ad un accordo di natura assolutamente privatistica tra la prefettura e l'arcidiocesi di Lecce, il Regina Pacis non aveva l'obbligo di rendicontare le somme.

Nell'ambito dell'inchiesta conclusasi oggi con i due rinvii a giudizio, nell'agosto 2001 la procura di Lecce dispose il sequestro di 700 milioni di lire di fondi intestati a don Cesare ritenendo che il sacerdote e suo zio li avessero distratti dal centro e destinati ad altri fini. Il provvedimento venne annullato prima dal Tribunale del Riesame e poi dalla Corte di Cassazione che ritennero lecita l' utilizzazione del denaro. Nell'inchiesta fu anche coinvolto, nel settembre 2002, l'arcivescovo di Lecce, mons. Cosmo Francesco Ruppi, la cui posizione è stata archiviata nell'ottobre 2004.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Altri articoli dalla sezione