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Giovedì 21 Settembre 2017 | 05:28

La Puglia eco-pattumiera d'Italia

Ogni sorta di scarto stoccato illecitamente da organizzazioni malavitose, per ricavarne profitti occulti. A rivelarlo il dossier «Rifiuti S.p.A., radiografia dei traffici illeciti» dell'Osservatorio nazionale ambiente e legalità di Legambiente ed il Comando generale Carabinieri per la Tutela dell'Ambiente
«RIfiuti S.p.a., radiografia dei traffici illeciti» La Puglia come eco-pattumiera d'Italia, un immondezzaio di proporzioni inimmaginabili nel quale si deposita tanto consistentemente, quanto illegalmente, ogni sorta di rifiuti provenienti da tutta la penisola. Dall'amianto agli scarti radioattivi, dai fanghi di risulta industriale alle ceneri delle centrali, dai rifiuti ospedalieri ai medicinali scaduti: ogni sorta di scarto, intensamente pericoloso per la salute dei cittadini è stoccato illecitamente nel tacco d'Italia, a cura di organizzazioni malavitose per il quale ricavano profitti ingenti ed occulti.
A rivelarlo è il recente dossier Rifiuti S.p.A., radiografia dei traffici illeciti realizzato e pubblicato dall'Osservatorio nazionale ambiente e legalità di Legambiente ed il Comando generale Carabinieri per la Tutela dell'Ambiente.
«Questa ricerca non rappresenta certo un punto d'arrivo: l'analisi di quelle che abbiamo definito ecomafie è soltanto ai primi passi. Sono stati presi in esame alcuni fenomeni e altri, pure rilevanti, dovranno essere ulteriormente sviluppati, come ad esempio la penetrazione delle ecomafie in altre regioni italiane o gli intrecci con i fenomeni di corruzione che hanno spesso caratterizzato il cosiddetto businnes ambientale. Si tratta, piuttosto, di un invito, ampio e documentato, rivolto a tutti i soggetti, istituzionali e non, impegnati sia sul fronte del contrasto alla criminalità organizzata: un invito a valutare, con la dovuta attenzione, il ruolo distruttivo esercitato dalla mafia anche sul patrimonio naturale del nostro Paese e in particolare su quello delle regioni meridionali». Con questa prefazione Lagambiente ed il Comando Carabinieri del Noe hanno inteso aprire l'allarmante radiografia dei traffici illeciti, edizione 2005.
Questa recente ricerca evidenzia che la Rifiuti S.p.A., rivelata ormai nei dettagli grazie alle indagini condotte dalle forze dell'ordine e, in particolare, dal Comando tutela ambientale dei Carabinieri, è una ragnatela che sembra avviluppare l'intero Stivale, contendendo quote sempre più significative di mercato alle imprese che operano nella legalità, ed è divenuta un vero network in cui s'intrecciano nebulosi interessi alle attività criminali per attentare continuamente all'ambiente, alla salute ed alla sicurezza dei cittadini. Ma, soprattutto, per scaricare sulla collettività i costi di bonifica delle aree compromesse dagli illeciti smaltimenti, lucrando, quindi, profitti di portata inimmaginabile.
L'indagine 2005 fa seguito a quanto, per la prima volta, venne analizzato col cosiddetto ciclo illegale dei rifiuti, attraverso altri dossier pubblicati nel dicembre del 1994 da Legambiente ed i concomitanti lavori di ricerca condotti insieme all'Arma dei carabinieri ed Euroispes.
Dopo dieci anni - evidenzia il dossier - la realtà che n'è emersa dagli atti giudiziari poteva essere solo intuita, in quanto l'attenzione delle Procure, particolarmente quelle meridionali, si concentrò sulla monnezza che per la camorra era divenuta oro.
Il grimaldello che ha consentito di poter penetrare nei segreti dello smaltimento illegale delle ecomafie è stato fornito dall'entrata in vigore dell'art. 53 bis del decreto legislativo 22 del 1997, il cosiddetto decreto Ronchi.
Decreto che aveva previsto sanzioni adeguate per chi organizza i traffici illegali di rifiuti nel Paese e, nello stesso tempo, dotava di concreti ed efficaci strumenti di indagini per chi doveva contrastarli. Tanto da far divenire l'Italia, nel delicato versante della lotta alle organizzazioni criminali ed ai fenomeni di criminalità ambientale, un esempio da imitare non solo in Europa.
L'Europol, infatti, ha accertato che i traffici illegali di rifiuti, soprattutto quello pericolosi, hanno dimensioni internazionali perché sono stati registrati (come continuano ad esserlo) in diversi Paesi dell'Unione per diramarsi verso quelli dell'Est, raggiungendo con i propri terminali l'Africa e l'Asia.
La Rifiuti S.p.A., insomma, è stata quella che ha allestito con larghissimo anticipo il concetto di impresa globale, che in Italia ha raggiunto dimensioni rilevanti per ragioni strutturali (derivanti dal fatto che vi è un ben noto deficit di impianti di trattamento e smaltimento) che per l'aggregazione di interessi, soprattutto nel Mezzogiorno, con le organizzazioni mafiose.
Paolo Lerario

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