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Martedì 19 Settembre 2017 | 19:21

Rifecero il tetto dell'ostello di Federico: assolti

Sul banco degli imputati il dirigente dell'ufficio tecnico del Comune di Andria, Giovanni Tondolo, la committente dei lavori, Angela Salvemini, i direttori dei lavori Francesca Onesti ed Alfonso Di Liddo, il costruttore delle opere in cemento armato, Luigi Di Bari, e la legale rappresentante della "Nuova Artlegno sas" esecutrice dei lavori in legno, Letizia Maniscalco
TRANI - «Il fatto non sussiste». Così il Tribunale di Trani ha assolto le sei persone accusate dei presunti illeciti legati al rifacimento del tetto a spiovente dell'Ostello di Federico, ristorante ai piedi di Castel del Monte.
Sul banco degli imputati sedevano il dirigente dell'ufficio tecnico del Comune di Andria, Giovanni Tondolo, la committente dei lavori, Angela Salvemini, i direttori dei lavori Francesca Onesti ed Alfonso Di Liddo, il costruttore delle opere in cemento armato, Luigi Di Bari, e la legale rappresentante della "Nuova Artlegno sas" esecutrice dei lavori in legno Letizia Maniscalco, l'unica per cui il Pubblico Ministero Giuseppe Maralfa aveva chiesto l'assoluzione.
Con la sentenza il Tribunale ha anche disposto il dissequestro della struttura finita sotto i sigilli 4 anni fa durante la fase delle indagini preliminari.
Un'inchiesta partita dal dossier di un settimanale nazionale che aveva evidenziato il presunto abusivismo ora dichiarato insussistente.
Tra 90 giorni il deposito delle motivazioni della sentenza di primo grado salutata con soddisfazione dal collegio difensivo formato dagli avvocati Di Paola, Iannone Inchingolo, Merafina e Dellorusso.
La Procura contestava l'assenza della concessione edilizia per la nuova costruzione, o comunque per i lavori di ristrutturazione dell'immobile preesistente. Opere che sarebbero state illegittime, secondo il Pm, quand'anche vi fosse stata l'autorizzazione, poiché l'Ostello di Federico sorge in una zona gravata da vincoli paesaggistici "a tutela dello scenario di Castel del Monte".
Il processo, basato sull'inchiesta dell'ex sostituto procuratore della Repubblica di Trani Severino Antonucci, s'incardinò dinanzi alla sezione del tribunale di Andria, ma ben presto
gli atti furono trasmessi a Trani perché il Pm Maralfa contestò due nuovi reati: abuso d'ufficio e falso ideologico.
Ad ampliarsi fu anche il numero delle persone finite sotto processo, perché oltre a Salvemini, Onesti, Di Liddo, Di Bari e Maniscalco sul banco degli imputati sedette anche Tondolo.
Secondo l'accusa l'Ufficio Tecnico, nel dicembre '99, aveva espresso parere contrario all'istanza autorizzativa delle opere sostenendo che si trattava di interventi di ristrutturazione edilizia e non di manutenzione straordinaria, gli unici, invece, possibili in virtù dei vincoli della zona di Castel del Monte, ritenuta patrimonio dell'Umanità sotto l'egida dell'Unesco. L'autorizzazione però sarebbe giunta ugualmente.
Peraltro secondo il Pm, il parere espresso dalla Sovrintendenza riguardava l'aspetto paesaggistico e non gli interessi urbanistici su cui doveva vigilare l'Ufficio Tecnico.
Tondolo avrebbe superato il parere espresso dal suo ufficio concedendo il benestare che lui stesso stava per negare, ed inoltre nell'autorizzazione non si sarebbe dato atto dei precedenti pareri negativi.
Ma per il Tribunale di Trani i fatti non sussistono.
Per capire perché bisognerà attendere il deposito delle motivazioni della sentenza, a seguito della quale il ristorante potrà riaprire dopo un lungo stop avutosi col sequestro preventivo disposto dal gip Michele Nardi nel luglio 2001.
Antonello Norscia

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