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Venerdì 22 Settembre 2017 | 08:30

Lecce - Grotta dei Cervi di Porto Badisco, lo speleologo è un robot made in Italy

Famosa per i suoi dipinti preistorici, la grotta sarà esaminata da un gruppo di robotica dell'Issia-Cnr. La soluzione tecnologica è stata progettata per consentire la fruizione del sito
ROMA - Sarà un robot italiano ad esplorare gli inaccessibili meandri ancora inviolati e misteriosi della Grotta dei Cervi di Porto Badisco, a pochi chilometri da Lecce. Una grotta tanto affascinante quanto in parte irraggiungibile per la sua particolare configurazione geologica, perchè costituita da corridoi strettissimi che costringono un uomo, dove poi è possibile, a camminare carponi.
Famosa per i suoi dipinti preistorici, nella grotta, rimangono scolpiti uomini con l'arco intenti alla caccia dei cervi, donne e bambini in scene di vita familiare, vasi colmi di grano, momenti legati alla pastorizia, disegni geometrici e simboli. Tutti dipinti realizzati con guano di pipistrello ed ocra rossa, secoli e secoli fa.
E si tratta di un ciclo di raffigurazioni che rende la Grotta dei Cervi in Puglia, uno dei più importanti monumenti di arte pittorica parietale post paleolitica d'Europa.
Ma la caverna, che si trova a Porto Badisco, piccolo paese a circa 6 km a sud di Otranto in provincia di Lecce, in prossimità del mare e sito preistorico chiuso al pubblico per motivi di conservazione, è stato esplorato soltanto in parte, perchè appunto costituito da corridoi strettissimi che costringono, dove è possibile, a camminare carponi. Ora, invece, dove l'uomo non può arrivare, interverrà un robot.
A realizzare l'umanoide speleologo è stato un team dell'Istituto di studi sui sistemi intelligenti per l'automazione (Issia) del Cnr di Bari, e grazie a questo robot è stato possibile raccogliere preziose informazioni per la conoscenza e la fruizione remota di questa grotta.
«Nel 1970 un'operazione guidata dalla sezione scientifica del gruppo speleologico salentino "P. de Laurentiis" di Maglie (Lecce), -ricorda il Cnr- portò alla scoperta della Grotta dei Cervi che fa parte di un ampio sistema di fenomeni carsici, comprensivo di altri importanti anfratti, quali la grotta della Zinzulusa, il 'buco dei Diavolì e l'Abisso».
«E la successione degli ambienti della grotta -prosegue il maggiore ente di ricerca pubblico- è contraddistinta proprio dai dipinti: nella zona anteriore si svolgeva probabilmente la vita familiare, mentre la parte più interna era dedicata al culto religioso».
«Il gruppo di robotica -dice Arcangelo Distante dell'Issia-Cnr- ha progettato una soluzione tecnologica per consentire la fruizione di questo sito: un veicolo ben equipaggiato, già sperimentato con successo nel primo ambiente della grotta cui si accede a est».
«Una telecamera e una lampada -dice ancora Distante- sono state allocate a un'altezza tale da consentire una migliore visualizzazione delle pitture parietali. Laser e sonar, invece acquisiscono dati sulla morfologia dell'anfratto dove, in prossimità dei dipinti, sono stati sistemati alcuni paletti che, una volta individuati dal robottino, servono a localizzare la posizione delle raffigurazioni».
«La mappa del luogo -prosegue l'esperto del Cnr- è costruita on-line integrando i dati rilevati dai sensori, mentre l'informazione tridimensionale sulle pareti consente una migliore comprensione del significato delle pitture».
Ora il viaggio nell'antro si è tradotto in un dvd, disponibile presso l'Issia di Bari, che illustra i dipinti e il lavoro svolto dall'èquipe Cnr.

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