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Sabato 23 Settembre 2017 | 04:01

Omicidio Michele Fiorella: pm chiede 20 anni di carcere

Vent'anni per il presunto assassino e diciotto per il complice, le richieste del pubblico ministero Luigi Scimè per Giovanni Lombardi e Michele Giannella
BARI - Vent'anni per il presunto assassino e diciotto per il complice "palo". Queste le pene richieste stamattina dal pubblico ministero Luigi Scimè per Giovanni Lombardi e Michele Giannella, ritenuti responsabili dell'omicidio di Michele Fiorella, il 65enne titolare del "Supermercato Roma" di Barletta ucciso il 20 agosto al culmine di una rapina sfociata in tragedia.
L'iniziale previsione di 30 e 27 anni di reclusione si è tramutata rispettivamente in 20 e 18 anni per lo sconto di pena sancito dal rito abbreviato richiesto dagli imputati.
Il pm ha giustificato i 18 anni di carcere invocati per Giannella, che nel supermercato nemmeno entrò e che non immaginava che la rapina sfociasse in tragedia, per gli iniziali ostacoli apportati alle indagini.
Nel corso dell'udienza preliminare dinanzi al gup del tribunale di Trani Giulia Pavese, ha discusso anche la parte civile rappresentata dall'avvocato Carmine Di Paola.
In udienza erano presenti anche i parenti di Fiorella che hanno rivissuto con commozione gli strazianti momenti della rapina e dell'omicidio.
La sentenza è attesa il 9 maggio, subito dopo che avranno preso la parola i legali dei due imputati: gli avvocati Fiorentino e Torelli.
Lombardi, 34 anni, e Giannella 25, sono entrambi tossicodipendenti di Trinitapoli e da agosto sono detenuti in carceri che possono contare su reparti attrezzati per tossicodipendenti.
Il Pm Scimè ha contestato a Lombardi il reato di omicidio volontario, escludendo la premeditazione.
Dunque, anche secondo l'accusa, il 34enne entrò nel supermercato senza l'intenzione di uccidere ma per commettere una rapina utile all'acquisto di droga.
Peraltro, Giannella, ammettendo la paternità della drammatica rapina, sostenne di non aver voluto la morte di Fiorella.
Il fendente al cuore sarebbe partito a seguito di una colluttazione col commerciante, corso alla cassa nel disperato tentativo di difendere la figlia Arcangela minacciata da un coltello puntatole alla gola.
L'autopsia accertò che la morte fu causata da "uno shock emorragico per lesioni al cuore, al polmone ed all'arteria polmonare. E' possibile ammettere - concluse il medico legale - che l'aggressore impugnando il coltello come normalmente si afferrano i pugnali, in modo da far sporgere la lama dalla parte del mignolo, sferrò il colpo letale al Fiorella posto in posizione eretta nella fase di approccio all'aggressore".
Tuttavia le ulteriori indagini sull'arma del delitto compiute dalla Polizia Scientifica non hanno consentito l'individuazione di impronte digitali.
Secondo il Pm Scimè le conclusioni del medico legale sono compatibili con la versione resa dall'assassino al momento dell'arresto.
Mentre nel supermercato si consumava la tragedia, fuori, ad attendere il rapinatore-omicida a bordo di una Fiat Uno, ci sarebbe stato il 25enne complice Michele Giannella, che tuttavia non avrebbe immaginato il tragico epilogo della rapina.
Perciò, l'accusa nei suoi confronti è quella prevista dall'articolo 116 del codice penale, secondo cui "qualora il reato commesso sia diverso da quello voluto da taluno dei concorrenti, anche questi ne risponde, se l'evento è conseguenza della sua azione od omissione".
Stando a quanto ricostruito dalle indagini preliminari e dichiarato dagli stessi imputati, la mattina del 20 Agosto Lombardi fu contattato da Giannella per andare insieme ad Andria ad acquistare droga. Secondo gli accordi, Giannella avrebbe messo a disposizione l'auto; Lombardi, invece, il denaro per acquistare gli stupefacenti.
Ma poco dopo la partenza da Trinitapoli, Lombardi avrebbe invitato Giannella a fare, dapprima, un salto a Barletta. Stando alle dichiarazioni di Giannella, questi non avrebbe saputo il motivo di quella deviazione. Una volta giunti nei pressi del "Supermercato Roma", Lombardi scese dall'autovettura invitandolo a rimanere al volante. "Il palo" riferì di aver, semmai, supposto "solo" uno scippo.
Giannella fu bloccato poco dopo la fuga nei pressi dell'abitazione, grazie alla segnalazione della targa fornita da un testimone che vide l'auto allontanarsi velocemente dal supermarket. All'indomani fu la volta di Lombardi, le cui generalità emersero proprio dal successivo racconto di Giannella.
Antonello Norscia

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