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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 09:33

Brindisi - Paura per cassa integrazione a Edipower

Da circa un mese i due gruppi di produzione della centrale sono stati fermati a seguito del sequestro del parco carbone. La società si è dichiarata disponibile ad attuare interventi provvisori
BRINDISI - C'è il timore della cassa integrazione per l'intera forza lavoro della centrale termoelettrica di Brindisi Nord dopo che i due gruppi di produzione della centrale sono stati fermati a seguito del sequestro del parco carbone, disposto il 3 marzo scorso dalla magistratura brindisina.
E' quanto è emerso oggi nell'incontro svoltosi nella sede dell'Assindustria di Brindisi, tra le organizzazioni sindacali nazionali e territoriali di Cgil, Cisl e Uil e la direzione dell'Edipower, società proprietaria della centrale. Ne dà notizia una nota dell'Assindustria.
Nel corso della riunione, Edipower ha confermato che il progetto industriale presentato alle amministrazioni locali prevede investimenti per circa 270 milioni di euro. A regime, la centrale dovrebbe funzionare con due gruppi a carbone completamente ambientalizzati e con un gruppo a ciclo combinato. Previsti anche interventi per giungere ad una sostanziale eliminazione della diffusione di polvere di carbone. Il progetto ha trovato un sostanziale consenso delle organizzazioni sindacali, in quanto finalizzato a migliorare l'impatto ambientale della centrale.
Preoccupazione, invece, è stata espressa dai dirigenti di Edipower per l'attuale stato di fermo degli impianti che sta determinando «ingentissimi» danni dal punto di vista economico. La società si è dichiarata disponibile ad attuare interventi provvisori per eliminare le cause che hanno determinato il sequestro del carbonile. Sta di fatto che, in mancanza di risposte immediate circa la possibilità di riprendere la produzione, il ricorso alla cassa integrazione sarà inevitabile per l'intera forza-lavoro.
Nel provvedimento di sequestro il procuratore aggiunto Cosimo Bottazzi e il sostituto inquirente Giuseppe De Nozza contestano i reati di rimozione od omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, getto di cose pericolose, e violazione delle norme in materia di qualità dell'area e delle disposizione sulla tutela delle acque dall'inquinamento.

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