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Sabato 23 Settembre 2017 | 04:11

Lecce si fa bella per Virna Lisi

L'attrice sarà protagonista dal 10 aprile di un omaggio che le dedicherà il Festival del cinema europeo di Lecce presieduto da Gillo Pontecorvo
ROMA - Naturalmente elegante, sempre perfetta, stacanovista sul set, ma poco coinvolta dall'ambiente del cinema. Virna Lisi sarà protagonista dal 10 aprile di un omaggio che le dedicherà il Festival del cinema europeo di Lecce presieduto da Gillo Pontecorvo mentre il popolo della tv l'aspetta nella fiction Mediaset "Caterina e le sue figlie".
Alla soglia dei settant'anni (li compierà l'8 ottobre 2006) la Lisi è ancora una delle attrici più richieste tanto da dover dire no a un regista come Ferzan Ozpetek. «Aveva scritto per me il ruolo che poi è andato a Lisa Gastoni in "Cuore sacro", ma io ero già impegnata» dice in un'intervista rilasciata a "Cinemanews".
«Con quella bocca lei può dire ciò che vuole» le concedeva ai tempi del Carosello la celebre pubblicità del dentifricio Chlorodont e spesso, con quella bocca, Virna Lisi ha detto «no». Il suo "no" più sentito e sincero lo disse a Hollywood dove andò nel '64 per fare un film con Jack Lemmon "Come uccidere vostra moglie". «Fu il maggior successo dell'anno - racconta - Mi fecero ponti d'oro: girai altri due film, con Tony Curtis (Due assi nella Manica) e Frank Sinatra (U 112 - assalto al Queen Mary), ma poi decisi di ricomprare il mio contratto, che durava altri sette anni, e tornare a casa. Fu difficilissimo: ci vollero tre mesi di trattative e avvocati bravissimi, ma alla fine ce l'ho fatta». Il senso estetico le impedì di accettare il ruolo di Barbarella che fu la fortuna di Jane Fonda. «Volevano farmi fare Barbarella - racconta - ma io non avevo voglia di mettermi le ali d'argento, la tutina e la parrucca». E il carattere indipendente, unito alla nostalgia di casa, la portarono al gran rifiuto. «A Hollywood - ricorda - c'erano contratti terribili che venivano venduti e ricomprati da una major all'altra come al mercato degli schiavi. La preparazione di un film durava mesi, mi impedivano di prendere l'aereo e venire a trovare mio marito, in più avevo un bambino piccolo. Insomma, non era la vita per me».
Costruirsi una famiglia anche a costo di qualche rinuncia, è stata la linea seguita dalla Lisi ma nonostante questo ha perso due figli per lo stress da lavoro, un dolore che ricorda ancora oggi. «Ho un figlio e tre nipoti, e potrei avere altri due figli se non li avessi perduti per lo stress di stare sul set per dodici ore al giorno, svegliarsi alle 5 del mattino, eccetera...Mi creda: questo un mestiere molto difficile». «Un mestiere difficile». Solo una professionista lo dice. Solo una professionista sa essere dura con le veline e le aspiranti tali. «I consigli li riservo alle persone care. E le ragazzine di oggi sembra che capiscano tutto loro, che ne sappiano più di tutti, ma forse nel verso sbagliato», dice aristocratica e sincera.
Ma con altrettanta sincerità non lesina complimenti ad attrici e a registe. Considera sue eredi «Margherita Buy. E, tra le giovanissime, Jasmine Trinca: se non pensa che tutto sia facile, potrà fare molto».
Noto il suo apprezzamento per Cristina Comencini con cui ha girato due film "Va dove ti porta il cuore" e "Il più bel giorno della mia vita". «Con lei mi trovo bene, le registe spesso sembrano fragili ma poi sul set sono peggio degli uomini. Anche Liliana Cavani (con cui girò nel '77 "Al di là del bene e del male" ndr.) era così».
Aristocratica, indipendente, anticonformista a modo suo, Virna Lisi attrice amata dai maggiori registi italiani (ha lavorato fra gli altri con Dino Risi, Mario Monicelli, Franco Brusati, Mauro Bolognini, Alberto Lattuada) considera il più grande di tutti un indipendente come lei: Pietro Germi con cui interpretò il gioiello «Signore e Signori». «Germi è il più grande regista che ha avuto l'Italia - dice in un'intervista al Giornale - Non gli vennero tributati i riconoscimenti che meritava perchè si faceva i fatti suoi, non frequentava certi ambienti e ne pagò lo scotto. Era un regista fantastico».
Maria Gabriella Giannice

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