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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 09:20

Omicidio Marcone, spunta un misterioso biglietto

Lo renderà pubblico la famiglia del direttore dell'Ufficio del Registro immobiliare di Foggia, ucciso con 2 colpi di pistola il 31 marzo di 10 anni fa. Ad oggi non si sono trovati i colpevoli e l'inchiesta è stata archiviata
FOGGIA - Risolvere un rebus può dare una traccia per risolvere il mistero dell'omicidio di Francesco Marcone, limpido funzionario dello Stato, ucciso esattamente dieci anni fa, il 31 marzo del 1995, in un agguato davanti a casa sua.
Marcone era direttore dell'Ufficio del Registro immobiliare di Foggia e sarà ricordato il 31 marzo, nel giorno del decennale della morte, con una lapide alla memoria ed un convegno. L'inchiesta sull'omicidio è stata archiviata, ma la famiglia e i legali hanno deciso di rendere pubblico un misterioso bigliettino recapitato a casa Marcone tre anni e mezzo dopo il delitto.
Un messaggio indecifrabile, un rebus vero e proprio, da cui la famiglia attende qualche elemento per poter ridare respiro alle indagini che non hanno ancora individuato mandanti ed esecutori di un delitto che pesa ancora su Foggia come un'ombra di omertà e di connivenza con gli affari illeciti. La famiglia ha sempre pensato che dietro la morte di Marcone ci fossero affari poco chiari del "mercato del mattone".
Aveva 57 anni Francesco Marcone quando fu ucciso la sera del 31 marzo di 10 anni fa davanti al portone di casa. Fu raggiunto da due colpi di pistola, alla nuca ed alla spalla. Il suo assassino non ha mai avuto un nome, anche se l'inchiesta ha battuto diverse strade.
Marcone era un funzionario dello Stato onesto e specchiato, in un ruolo in quegli anni scomodo come direttore dell'Ufficio del registro dove passavano tutte le pratiche del mercato immobiliare. Nel 1993 a Foggia era stato ucciso un imprenditore edile, Giuseppe Panunzio, che aveva denunciato il racket delle estorsioni nel mercato immobiliare. A differenza di Marcone, l'assassino di Panunzio è stato arrestato.
Come le indagini hanno poi messo in luce, Marcone si muoveva su uno scenario difficile per lui, servitore fedele ed integerrimo dello Stato e non incline a nessun genere di compromesso. Poco prima di morire aveva denunciato delle prassi di illegalità proprio nei suoi uffici.
Non aveva fatto sconti a nessuno durante la sua attività di direttore, andando a scovare molti casi in cui erano state eluse le norme del codice per ottenere una tassazione molto più favorevole dagli atti di cessione di azienda.
L'inchiesta è stata archiviata l'anno scorso dopo nove anni di indagini. Era rimasto un solo indagato che nel 2002 era morto in un incidente stradale a Mattinata. L'indagato era Raffaele Rinaldi, impiegato del ministero delle Finanze, che proclamò sempre la sua innocenza.
Su di lui i sospetti della Procura si concentrarono perché una guardia giurata, pure sotto indagine, aveva dichiarato di avergli ceduto alcune armi tra cui un revolver calibro 38 (mai trovato) che, in base alle perizie balistiche, era l'arma che fu usata per uccidere Marcone e che nel dicembre del 1993 era stata utilizzata per intimidire un altro alto funzionario statale delle Entrate.
Subito dopo l'omicidio di Marcone, anche in base alla sua denuncia, furono scoperti alcuni illeciti commessi nel disbrigo di pratiche nell'Ufficio. La famiglia in questi anni ha sempre sostenuto la tesi che mandanti ed esecutori andassero cercati nei loschi intrecci del business immobiliare. Del caso Marcone si sono occupati anche la Commissione parlamentare antimafia e le associazioni antimafia, tra cui "Libera" di don Ciotti.
Era stato sempre tenuto nascosto, invece ora la famiglia ed i legali hanno deciso di rendere di pubblico dominio un dettaglio delle indagini alquanto particolare. Il 29 novembre del 1998 fu infatti recapitata a casa Marcone una strana lettera spedita dalla zona "Foggia Ferrovia" e indirizzata a «Franco Marcone». Rigorosamente anonima, la busta conteneva un bigliettino dal messaggio indecifrabile il cui significato è ancora oggi misterioso. È scritto a mano ed a penna.
Senza l'uso della punteggiatura, il messaggio riporta una frase enigmatica che i legali dei Marcone, dopo aver chiesto l'autorizzazione al Pm a pubblicarlo, hanno già fatto divulgare in sede locale (sul giornale telematico "BenFoggiaNius") e che dichiareranno pubblicamente nel giorno del decennale della morte. Recita testualmente: «1972 è un foglio di carta da Bollo da 2000 quello con la bilancia è una collezionista (rivolgetevi a qualche collezionista)».
La busta fu subito consegnata alle forze dell'ordine, ma il rebus non è mai stato svelato. Sono state fatte numerose ipotesi sul significato del bigliettino, ma né le congetture dei familiari né le indagini delle forze dell'ordine e della magistratura hanno portato a nulla. Si sono fatte molte supposizioni. Il «1972» potrebbe essere un anno oppure il numero di repertorio di qualche fascicolo.
Sulla busta ha scritto una mano, sul bigliettino un'altra. L'indicazione alla carta da bollo ed alla "bilancia" fa pensare ad atti giudiziari. E del collezionista ("una collezionista") l'anonimo indica il sesso, una donna. Tutti elementi apparentemente sconnessi. La lettera di qualcuno che ha voluto aiutare o di un mitomane? Il dubbio resta. Ma la famiglia ed i legali vogliono confidare in qualche forma di aiuto.
Proprio rendendo noto il contenuto del bigliettino la famiglia ed i legali, Oreste De Finis e Raul Pellegrini, sperano di tenere viva l'attenzione sul caso. «Dopo 10 anni in cui abbiamo lottato affinché venisse fatta luce, l'archiviazione dell'inchiesta sicuramente ci amareggia - dichiara Paolo Marcone, figlio del funzionario ucciso -. Ogni occasione, ogni elemento pertanto possono essere utili a ridestare l'attenzione su un caso unico a livello nazionale ed a questo serve far conoscere il contenuto del messaggio. Mio padre è stato infatti il primo ed unico caso di funzionario dell'amministrazione finanziaria ucciso per il suo lavoro».
Foggia non ha aiutato questa indagine: nessuno vide, nessuno ha parlato. La vicenda ha avuto una vasta eco sulla stampa locale ma nessuna su più vasta scala. «Registriamo questo aspetto con amarezza» - aggiunge Paolo Marcone.
A dieci anni dalla morte si fa forte un'operazione di memoria della figura di Francesco Marcone e di verità su quanto accaduto. «Ancora oggi - dice il figlio - molti cittadini foggiani non sanno chi è mio padre e cosa ha rappresentato».
Il Comune di Foggia, alle 11 del 31 marzo prossimo, gli dedicherà nel giorno del decimo anniversario della morte una lapide commemorativa in piazza Giovanni XXIII, dedicando così a Marcone il neo-istituito assessorato alla legalità. Ma sarà anche un'operazione di verità, perché la famiglia non accetta l'archiviazione e spera.
«Non siamo mai riusciti a decifrare il rebus - sottolinea Marcone -. Se c'è qualcuno che sa ancora qualcosa e che non ha voluto parlare, questo è il momento di farsi avanti. Farsi avanti non in maniera complicata ma aiutandoci concretamente». Alle 18 del 31 marzo, all'Oda Teatro del Cerchio di Gesso, se ne parlerà nel convegno «La città che parla» a cui è atteso anche l'intervento dell'ex ministro delle Finanze, Vincenzo Visco (Ds).

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