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Mercoledì 17 Gennaio 2018 | 12:04

Andria - La Sacra spina si insanguina

Era già accaduto 73 anni fa e si è ripetuto ieri sera. Al termine della via Crucis monsignor Calabro è rientrato in chiesa ed ha proclamato il prodigio
ANDRIA (Ba) - L'attesa è durata settantatrè anni: poco dopo le venti il prodigio della Sacra spina della corona di Cristo si è compiuto ad Andria nella cappella di San Riccardo. Sulla spina - come ha confermato il vescovo di Andria, mons. Raffele Calabro, al termine della via Crucis - sono comparse alcune variazioni, come un rubino ed alcune piccole escrescenze filiformi
L'attesa di un evento, di un prodigio, quello della Sacra Spina non è stata vana. La reliquia che, secondo la tradizione, fa parte della corona di spine che venne posta sul capo di Cristo durante la flagellazione e mentre trasportava la croce su per il Calvario.
La spina conservata ad Andria, comprende sulla sua superficie diciassette macchie, di diversa grandezza.
Quando il giorno dell'Annunciazione, cioè il 25 marzo, coincide con il Venerdì santo (è l'annuncio della nascita e della morte di Gesù nello stesso giorno), queste macchie si arrossano, diventano vivide.
Era già accaduto 73 anni fa e si è ripetuto ieri sera. Al termine della via Crucis monsignor Calabro è rientrato in chiesa ed ha proclamato il prodigio: due rametti filiformi spuntati dal becco di flauto della spina, così come accadde nel 1842.
«Un segno che il Signore non si impone ma ci dà un ha voluto darci - ha concluso il vescovo di Andria - solo un segno che ha voltuto darci. Qualcosa di straordinario che la commissione ha confermato.
Un segno con il quale il Signore vuole richiamarci al senso della sua passione e morte per farci partecipi della resurrezione».
La commissione speciale che ha valutato l'evento prodigioso era presieduta dal vicario, don Antonio Tucci e comprendeva oltre ai canonici della cattedrale e ad altri sacerdoti, religiosi, medici, un notaio, esponenti dell'associazionismo, giornalisti.
La commissione si è riunita più volte ed ha anche esaminato la Sacra Spina prima del 25 marzo, per attestare, con una ricognizione, lo stato delle macchie. La spina è stata poi risigillata ne chiusa nella teca di vetro, costantemente osservata.
Paolo Pinnelli

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