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Venerdì 22 Settembre 2017 | 17:28

Lecce - Don Cesare lascia il carcere

Per il responsabile del centro per immigrati è stato deciso il trasferimento all'Abbazia dei Benedettini di Noci (Bari), dove sarà ai «domiciliari»
LECCE - Ha ottenuto gli arresti domiciliari don Cesare Lodeserto, il sacerdote responsabile del centro di accoglienza «Regina Pacis», nel Salento, arrestato lo scorso 11 marzo con l'accusa di abuso dei mezzi di correzione, sequestro di persona, calunnia e minaccia volta a commettere reato.
Lo ha deciso il gip del Tribunale di Lecce, Enzo Taurino, accogliendo la richiesta presentata nei giorni scorsi dai legali di don Cesare, Pasquale Corleto e Francesca Conte. Anche per questa nuova richiesta di attenuazione della misura restrittiva i pm inquirenti, Imerio Tramis e Carolina Elia, avevano espresso parere negativo.
Don Cesare sarà presto trasferito dal carcere di Lecce, dove è tuttora detenuto, all'Abbazia dei Benedettini di Noci (Bari) dove trascorrerà il periodo di detenzione domiciliare.
«Ha prevalso la ragionevolezza», si limita a commentare l'avvocato Pasquale Corleto.

SACERDOTE ACCUSATO ANCHE DI FAVORIRE IMMIGRAZIONE
Sarebbe indagato anche per concorso in favoreggiamento nell'immigrazione clandestina, per aver accolto nel centro Regina Pacis da lui diretto ragazze prive del permesso di soggiorno, don Cesare Lodeserto, il sacerdote arrestato l'11 marzo scorso a cui oggi il gip del Tribunale di Lecce ha concesso gli arresti domiciliari.
La notizia è riportata dall'edizione di Lecce di un quotidiano locale che riferisce anche di altre sei persone indagate, a vario titolo, per favoreggiamento personale e per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, nell'inchiesta che ha portato alla cattura del sacerdote: tra queste i collaboratori più stretti e un poliziotto della scorta di don Cesare.

Del nuovo reato ipotizzato nei confronti di don Cesare, il difensore del sacerdote, avv.Pasquale Corleto, ha detto di averlo «appreso oggi dalla stampa». «Così come ho appreso dal giornale - ha detto - che ci sono altri sei indagati nel fascicolo d'indagine».
Sarebbe quindi l'ipotesi di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina l'accusa coperta da omissis che compariva nel capo d dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere notificata al direttore del Regina Pacis.
Secondo la Procura di Lecce, il poliziotto e le altre persone sottoposte ad indagini hanno fatto stilare il documento di solidarietà che le ospiti del Regina Pacis consegnarono poche ore dopo l'arresto di don Cesare, mentre una delle ragazze moldave si sarebbe resa disponibile - cosa che realmente fece parlando con i giornalisti - a denunciare presunte minacce e offerte per riferire di essere stata maltrattata e violentata dal prelato.
A quanto è dato sapere, i sei nomi sono stati iscritti nel registro degli indagati della Procura di Lecce dopo gli accertamenti compiuti dai carabinieri che - secondo l'accusa - hanno permesso di svelare l'esistenza di una rete di persone che era disponibile ad operare per dimostrare l'innocenza di don Cesare.

GIP, AFFIEVOLITA CAPACITA' INQUINARE PROVE
«L'allontanamento dai luoghi dove l'indagato possa influire direttamente o indirettamente sulle indagini ancora in corso fa ritenere affievolita la sua capacità di inquinamento delle prove, tenuto conto inoltre che le parti offese sono state allontanate dal luogo del commesso reato e quindi dall'influenza dei gregari del sacerdote». Così il gip del tribunale di Lecce, Enzo Taurino, motiva tra l'altro la decisione di concedere gli arresti domiciliari a don cesare Lodeserto che da oggi pomeriggio è stato trasferito dal carcere di Lecce all'abbazia benedettina di Noci.
Nel provvedimento il gip Enzo Taurino spiega che «l'attività investigativa dei Pm dovrebbe essersi nel frattempo sufficientemente consolidata» e precisa che all'interno del monastero Don Cesare avrà «l'assoluto divieto di avere rapporti con persone diverse dai Benedettini che lo ospitano e l'assoluto divieto di utilizzare utenze telefoniche fisse o mobili».

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