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Giovedì 21 Settembre 2017 | 23:04

Militari in Iraq filo diretto con la Puglia

Tanto addestramento e una telefonata al dì sono fondamentali per mantenere alta la concentrazione e superare la tensione di un prolungato impegno militare all'estero. La «ricetta» è dei maggiori esperti mondiali ed è seguita alla lettera anche dai pugliesi della missione «Antica Babilonia» che qui si raccontano
BARI - Tanto addestramento e una telefonata al dì sono fondamentali per mantenere alta la concentrazione e superare la tensione di un prolungato impegno militare all'estero. La «ricetta» è dei maggiori esperti mondiali (ultimo in ordine di tempo il «Centro di formazione per la psichiatria di catastrofe e di guerra» dell'Università di Zurigo) ed è seguita alla lettera anche dai pugliesi della missione «Antica Babilonia». Una loro rappresentanza - grazie alla disponibilità del portavoce della Italian Joint Task Force Iraq, tenente colonnello Francesco Tirino, che ha organizzato il collegamento telefonico - lo conferma alla «Gazzetta».
Capitano del Corpo sanitario Stefano Palomba «Quei minuti hanno un valore incalcolabile», dice il capitano del Corpo sanitario dell'Esercito Stefano Palomba. Il tarantino deve mantenere alta l'attenzione per tutto il giorno. Come spiega, ha «la responsabilità dell'igiene dei prodotti alimentari che vengono somministrati nel nostro contingente». Inoltre, è un esperto di difesa Nucleare, biologica e chimica (Nbc) ed è ufficiale di collegamento per il «Progetto Signum», che monitora lo stato di salute di un migliaio di militari per studiare ogni eventuale impatto genotossico. A fargli fare il pieno di energie è la telefonata a sua moglie Rossana. E spiega: «Quando mi ha sposato sapeva perfettamente a cosa sarebbe andata in contro, il mio lavoro è la mia passione. Una telefonata a casa la sera, però, è fondamentale, tutto torna bello». Maresciallo capo Cosimo Martella Il maresciallo capo Cosimo Martella, originario di Tricase (Lecce), è addetto alla segreteria della pubblica informazione. E' molto controllato nelle risposte, però quando parla dei suoi cari si lascia andare e approfitta di queste pagine per lanciare un messaggio al suo bimbo di sette anni: «Donato ti voglio tanto bene. Papà non vede l'ora di riabbracciarti, recupereremo tutto questo tempo quando ritorno». Maresciallo capo Luigi Mercuri Altro salentino, di San Nicola di Lecce, è il maresciallo capo Luigi Mèrcuri. Ha sempre avuto il pallino della fotografia eppoi, dice, «l'Esercito mi ha permesso di perfezionarmi e ora sono nel Combat Camera Team del contingente. Seguo tutte le attività, fotografandole e filmandole». Con grande orgoglio parla delle sue figlie, Valentina e Federica, che non seguiranno le orme paterne (future dottoressa e biologa) anche se non è contrario al gentil sesso con le stellette. «Le donne nell'esercito - afferma - portano novità». Caporal maggiore Rita Piscopo A sentire il caporal maggiore Rita Piscopo, 23enne di Terlizzi (Bari), la novità è che le donne che scelgono questa professione sono tostissime. Risponde alle domande dimostrando un controllo di sè certosino. Lei, che fino a poco tempo fa si occupava della sicurezza della base, non avverte «nessun disagio» a vivere accampata nel deserto. Sente i genitori ogni giorno ma non le manca la vita da civile. «Sinceramente - dice - se ho fatto questa scelta è perché di credo. Volevo cambiare ritmi di vita e non rimpiango niente». Maresciallo ordinario Michele Garbetta Il barese Michele Garbetta, maresciallo ordinario, ha 32 anni ed è un infermiere (all'interno del complesso sanitario campale, nell'ambulatorio di ortopedia e traumatologia) e assieme a tutto il personale medico, assiste anche la popolazione irachena. Fra pochi giorni torna in Italia. «Non vedo l'ora di riabbracciare i miei genitori, fare una vita normale. Anche se - dice - qui aiutiamo la gente che ha bisogno di tanta assistenza, di cure». Capo di terza classe Sergio Porta Della «rappresentanza» pugliese in collegamento telefonico con la «Gazzetta» fa parte anche il capo di terza classe Sergio Porta, un marine di Molfetta (Bari). Nelle fila del reggimento S. Marco, è già stato in Albania, Bosnia, Kosovo e Sinai. Al «fattore lontananza» ha fatto il callo. «Si è abituati a tutto, anche a stare lontani dalla famiglia», dice Sergio. Ma poi ammette di sentire spessissimo i «suoi». Caporal maggiore scelto Massimo Di Palma Per gli italiani, poi, è dimostrato il ruolo «strategico» del buon cibo. L'equazione «meglio si mangia, meglio si lavora» è tanto vera che la «razioneK» tricolore, cioè il kit con le cibarie da combattimento e d'emergenza, è un cult anche per gli americani. Ebbene, secondo la meridionalissima «clientela» italiana in Iraq (2.200 bersaglieri della Brigata «Garibaldi», 200 marine del S. Marco - quasi tutti pugliesi - oltre a 200 avieri e circa 400 carabinieri), il caporal maggiore scelto Massimo Di Palma è un asso dei fornelli. Il canosino nell'Esercito si è specializzato nella preparazione dei secondi. «Soprattutto il pesce, che però - puntualizza il gourmet pugliese - qui è tutto congelato».
Marisa Ingrosso


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