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Martedì 26 Settembre 2017 | 04:07

Lecce - Sciopero della fame al Regina Pacis

Protestano le donne ospitate nel centro di accoglienza: vogliono essere sentite dai magistrati per testimoniare in favore di Lodeserto. Il sacerdote resta in carcere
LECCE - Protestano anche oggi le donne ospiti del centro Regina Pacis, molte delle quali pensano che don Cesare Lodeserto sia stato vittima di ritorsioni da persone alle quali ha impedito di compiere azioni malvagie. Nel centro sono ospitate una sessantina di extracomunitarie, per lo più di Paesi dell'est, molte con bambini: vogliono essere sentite dai magistrati per raccontare la propria esperienza positiva nel Regina Pacis e del loro buon rapporto con don Cesare.
Dopo la forte protesta di ieri - quando alcune erano salite sul terrazzo minacciando di gettarsi - le giovani oggi hanno rifiutato il cibo in segno di solidarietà col sacerdote arrestato, sollecitando una convocazione da parte dei magistrati. Una richiesta «verso la quale - ha detto il procuratore aggiunto della Repubblica presso il tribunale di Lecce Giuseppe Vignola - non c'è alcuna preclusione. Se vorranno essere sentite dovranno seguire le vie ordinarie e inoltrare richiesta alla Procura, cosa che finora non abbiamo ancora ricevuto».
Di sicuro c'è che Don Cesare Lodeserto resta per ora in carcere: lo ha deciso il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce Enzo Taurino, il quale ha respinto la richiesta di scarcerazione avanzata dai difensori del sacerdote durante l'interrogatorio di garanzia. Don Cesare Lodeserto è stato arrestato il 12 marzo scorso con le accuse di sequestro di persona, abuso dei mezzi di correzione, calunnia, sulla base di denunce fatte da donne ospitate nel centro di accoglienza salentino "Recina Pacis": avrebbero denunciato di essere state costrette dal sacerdote a non uscire dal centro.
L'atto con il quale il giudice Taurino respinge la richiesta di revoca della custodia cautelare o, in alternativa, la concessione del beneficio degli arresti domiciliari, è stato depositato questa mattina nella cancelleria al quinto piano del Palazzo di giustizia. Il rigetto, a quanto si è appreso, sarebbe motivato dal permanere delle esigenze di custodia cautelare per il rischio di un possibile inquinamento delle prove. I due sostituti procuratori inquirenti, Imerio Tramis e Carolina Elia, avevano dato parere negativo all'accoglimento dell'istanza dei difensori del sacerdote, gli avvocati Pasquale Corleto e Francesca Conte, i quali hanno annunciato un ricorso al Tribunale del Riesame. Il sacerdote potrebbe essere presto trasferito dal carcere di Verona, dove è rinchiuso, a quello di Lecce, così è come già stato chiesto dai legali, per essere interrogato a seconda delle esigenze d'indagine.

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