Cerca

Martedì 26 Settembre 2017 | 20:14

Resta in carcere la banda dei calabresi

Si sono avvalsi tutti della facoltà di non rispondere i sei componenti del gruppo scovato sabato scorso nel casolare di Corato, scrigno di un arsenale destinato presumibilmente all'assalto di portavalori
Si sono avvalsi tutti della facoltà di non rispondere i 6 componenti della banda calabrese arrestati sabato nel casolare di Corato, scrigno di un arsenale destinato presumibilmente all'assalto di portavalori. Stamattina dinanzi al gip del tribunale di Trani Antonio Lovecchio nessuno degli indagati, tutti volti noti alle forze dell'ordine, ha inteso difendersi dalle pesanti accuse. «Gli atti consentono di ritenere la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza», scrive il gip tranese nel provvedimento di convalida degli arresti compiuti col blitz dei Carabinieri del Gis (gruppo d'intervento speciale).
Davide Lamanna, Giovanni Abruzzese, Luca Bruni, Carlo Lamanna, Franco Bruzzese e Adolfo Foggetti, tutti calabresi d'età compresa tra 20 e 46 anni, restano in carcere in forza della contestuale emissione dell'ordinanza di custodia cautelare chiesta dal pubblico ministero tranese Luigi Scimè, già titolare dei fascicoli d'indagine sugli assalti ai portavalori del 22 marzo e 3 giugno 2002, rispettivamente sulla Giovinazzo-Molfetta e sulla Barletta-Canosa.
Gli inquirenti ritengono, infatti, che la banda, al di là delle accuse mosse con l'arresto di sabato, possa essere coinvolta nei due assalti, che oltre a fruttare un bottino miliardario dimostrarono la professionalità dei banditi, armati finanche di kalasnikov.
Armi analoghe, se non addirittura le stesse, sono state sequestrate nel casolare di contrada "Colonnello", a Corato, dove la banda è stata sorpresa forse all'imminente vigilia di un (altro) assalto. Nove fucili, una carabina, due pistole semiautomatiche, munizioni, binocoli, passamontagna, tute mimetiche e da lavoro, giubbotti antiproiettili, troncatrici (destinate verosimilmente a smontare i guard-rail), nonché 3 potenti autovetture rubate "Audi", di cui una praticamente blindata e le altre 2 con lampeggianti. Insomma un armamentario da guerra per colpi da professionisti.
«La detenzione di plurime armi da guerra - scrive Lovecchio - presuppone il loro acquisto da organizzazioni criminali dedite al traffico clandestino di armi». Il gip evidenzia anche «la capacità degli indagati di spostarsi portando con sé le armi e gli altri beni sequestrati sul territorio nazionale, godendo di coperture e basisti».
E proprio la caccia ai basisti è la prossima tappa dell'inchiesta della procura tranese che ha lavorato in collaborazione col pm Antonello Tridico della procura di Cosenza. L'indagine sugli assalti ai portavalori di Molfetta e Barletta s'è incrociata con un'altra inchiesta della procura calabrese per alcuni elementi comuni.
Antonello Norscia

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Altri articoli dalla sezione