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Sabato 23 Settembre 2017 | 05:49

«Preso l'assassino del consigliere di An»

Per la Dda di Bari, l'uccisione del consigliere comunale di Foggia Leonardo Biagini sarebbe legata all'appalto da 16 miliardi di lire per le palazzine ex Onpi
FOGGIA - Un appalto da otto milioni di euro per la ristrutturazione della palazzina ex Onpi che faceva gola alla mafia, l'esigenza di non perdere i finanziamenti e di neutralizzare chi poteva frapporre ostacoli, come il consigliere di An al Comune di Foggia Leonardo Biagini, e il suo amico pregiudicato Antonio Catalano, che viveva nella palazzina assieme a 51 famiglie di abusivi.
E' legato - secondo il gip - a questo «coacervo di interessi inquietante ed esplosivo» l'omicidio di Leonardo Biagini, compiuto da un killer solitario, con un colpo di revolver calibro 38 al torace, nel circolo ricreativo 'Riva Destrà di Alleanza Nazionale, a Foggia, la sera del 25 ottobre 2004. Nell'agguato, durante il quale furono sparati sei colpi di pistola, fu ferito di striscio, alla coscia destra, Catalano, di 43 anni, amico e frequentatore di Biagini che, dopo essere stato arrestato per un omicidio, ha deciso di collaborare con la giustizia e ha svelato il nome del sicario del politico di An («l'ho riconosciuto, è mio amico d'infanzia») e il probabile movente dell'agguato.
Per il delitto la Dda di Bari ha fatto notificare in carcere al presunto killer di Biagini, Claudio Russo, foggiano di 42 anni, un'ordinanza di custodia cautelare per omicidio premeditato, associazione mafiosa (per aver fatto parte e favorito col delitto il clan Trisciuoglio-Prencipe) e detenzione di armi. In manette è finito anche il feritore di Catalano che, il 25 novembre 2004, fu gambizzato in un altro agguato, questa volta finalizzato alla sua eliminazione.
Il clan Trisciuoglio-Prencipe, egemone a Foggia - spiega il pm della Dda di Bari Domenico Seccia - in sostanza decise successivamente l'eliminazione di Catalano per far credere che Biagini era stato ucciso per errore nell'agguato nel quale doveva invece morire Catalano. In realtà - ipotizza Seccia - l'uccisione di Catalano fu decisa perchè il pregiudicato era ritenuto testimone oculare dell'omicidio di Biagini. A compiere l'agguato fu - secondo le indagini di polizia e carabinieri - Cesare Antoniello, foggiano di 44 anni, arrestato oggi.
Dunque, il delitto Biagini e il ferimento di Catalano - secondo il gip di Bari Giuseppe De Benedictis, che ha emesso il provvedimento restrittivo - ruotano attorno ai lavori di ristrutturazione dell'ex Onpi per i quali la Regione Puglia (proprietaria dell'immobile) e il Comune di Foggia avevano stanziato finanziamenti per 7.870.659,32 euro che devono essere utilizzati, pena la perdita, a condizione che i lavori cominciassero entro il 20 febbraio 2005.
Per far avviare gli interventi edili, la palazzina doveva essere sgomberata: a questo progetto Catalano e altri abitanti si opponevano e utilizzavano Biagini come loro difensore in Consiglio comunale, forti delle promesse pre-elettorali fatte dal politico di An.
In sostanza, i residenti avevano appreso che dopo la ristrutturazione nessuno di loro sarebbe tornato nella palazzina, i cui alloggi sarebbero stati regolarmente destinati a lavoratori dipendenti con basso reddito.
Proprio poche ore prima del delitto - ricostruisce l'accusa - Biagini, nel corso della seduta del Consiglio comunale, caldeggiò il ripristino del blocco delle residenze ex Onpi e propose interventi per il riconoscimento dell'interesse dei residenti all'assegnazione degli alloggi. In questo modo impedì di fatto lo sgombero degli immobili e pose ostacoli alla cantierizzazione dei lavori.
Così facendo - annota il gip - provocò «pregiudizio per coloro - ancora in corso di identificazione - che avevano interessi economici anche illeciti collegati all'inizio ed alla esecuzione dei lavori pubblici», che erano stati aggiudicati con licitazione privata alla società Italtecno di Cerignola (Foggia), che cantierizzò i lavori il 2 novembre 2004, pochi giorni dopo l'omicidio che il gip definisce senza mezzi termini «un delitto di mafia».

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