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Venerdì 22 Settembre 2017 | 08:28

Tra diritto di cronaca e privacy

«Le Notizie e la persona» scritto da Michele Partipilo, presidente dell'Ordine dei giornalisti della Puglia e giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno, è stato presentato a Bari nel salone degli affreschi dell'Ateneo
Michele Partipilo BARI - Un viaggio attraverso norme, codici deontologici, leggi e casi concreti per tentare, con una lettura rigorosa e un linguaggio giornalistico che rende comprensibile il giuridichese più ostico, di guidare il lettore lungo la linea dell'instabile equilibrio tra il diritto di cronaca e i diritti della persona e in particolare modo quello alla privacy. A questo mira «Le Notizie e la persona» (Cacucci editore), scritto da Michele Partipilo, presidente dell'Ordine dei giornalisti della Puglia e giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno, presentato oggi a Bari nel salone degli affreschi dell'Ateneo.
Tra gli interlocutori della presentazione, un magistrato-scrittore, Gianrico Carofiglio, e un avvocato, Michele Laforgia, che con il diritto di cronaca e le sue patologie sono abituati a confrontarsi nella veste di giuristi. Entrambi, in un ribaltamento dei ruoli, hanno messo Partipilo al centro di una inattesa intervista sviluppatasi attorno alla domanda: «come difendersi dall'esercizio distorto del diritto all'informazione?».

Carofiglio le sue intenzioni le ha manifestate subito, arrivando in sala con in tasca il 'manuale su come difendersi dai giornalisti. Presa la parola dopo i saluti del rettore dell'Università di Bari, Giovanni Girone, si è concentrato sulla questione dell'intervista chiedendo come l'intervistato possa difendersi quando il suo pensiero viene presentato con un titolo distorto, o in modo tale da mettere la persona in cattiva luce o addirittura con errori grammaticali.
Per Partipilo, fatte salve naturalmente «le contromisure legali», i cui effetti, però arrivano molto in ritardo rispetto al danno subito di fatto «l'unica autodifesa consiste nel selezionare in partenza giornalisti e testate di cui ci si può fidare, da quelli di cui non ci si può fidare».
Il problema, secondo Partipilo, è che negli ultimi 20 anni si è andato progressivamente affermando «un uso strumentale ed esagerato dell'intervista che prima veniva utilizzata con parsimonia per dare un particolare rilievo ad un personaggio, mentre oggi è spesso usata come un trucco per nascondere incapacità professionali». E' molto più facile per un giornalista impreparato, infatti - ha detto - dare un microfono ad una persona e farla parlare, piuttosto che spiegare l'argomento in questione. Così la stampa è stata trascinata dalla Tv e il risultato e che spesso si pubblicano interviste con un testo imperfetto o un titolo drogato.

Partipilo riconosce i limiti dei giornalisti (unica categoria professionale - dice - che non fa aggiornamento), ma anche del diritto dell'informazione. Un limite che, secondo Laforgia, viene riconosciuto nel libro insieme ai rischi connessi al potere dell'informazione. Per Laforgia è successo che, mentre sino a 50 anni fa l'informazione interpretava la realtà, oggi l'ha sostituita». E' il caso della notizia di giudiziaria.
«Notizie che riguardano anche solo l'apertura di una indagine - ha detto - di fatto diventano l'anticipazione della pena» e vivono di una vita che non segue più la realtà giudiziaria, tanto che, dopo un arresto clamoroso, quasi mai le cronache segnalano con altrettanta evidenza la conclusione del processo».

Di fronte a queste distorsioni, però, secondo Laforgia, i controlli e le regole deontologiche servono a poco «perchè - ha detto - stritolati dalle leggi di mercato che detta le vere regole». «Non c'è niente da fare - ha detto - perchè le notizie che fanno vendere i giornali vengono pubblicate a prescindere da qualsiasi regola».
«Noi discutiamo di regole e di principi di deontologia - ha aggiunto - ma il mondo dei media è talmente veloce che consuma tutti».

Ne è consapevole il direttore della Gazzetta del Mezzogiorno, Lino Patruno, che si è detto convinto che sia compito dei giornali mantenere la direzione verso la correttezza, ma che ha suggerito di aggiungere al manuale portato da Carofiglio per difendersi dai giornalisti anche una manuale per difendersi dai lettori.
Il dibattito è stato moderato dal giornalista Antonio Rossano.

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