Cerca

Martedì 23 Gennaio 2018 | 12:56

Don Cesare interrogato per 2 ore

Il sacerdote ex presidente della fondazione Regina Pacis (Lecce), avrebbe risposto ai capi di accusa, tra cui aver schiaffeggiato alcune ragazze «paternamente»
BARI - E' durato circa due ore e si è concluso verso le 14 l'interrogatorio, avvenuto per rogatoria dinanzi al gip del tribunale di Verona, di don Cesare Lodeserto, arrestato due giorni fa con l'accusa di sequestro di persona e di abuso di mezzi di correzione per aver trattenuto, contro la loro volontà, nel centro di accoglienza Regina Pacis da lui diretto alcune donne extracomunitarie. All'interrogatorio ha partecipato uno dei pm di Lecce che dirigono le indagini, Imerio Tramis, e uno dei suoi due difensori salentini, l'avv.Pasquale Corleto. Questi ha chiesto al gip - ha reso noto lo stesso difensore a conclusione dell'interrogatorio - la revoca o la sostituzione della misura cautelare in carcere.
Sulla richiesta dei difensori competente a decidere è comunque il gip del tribunale di Lecce al quale il giudice veneto dovrà inviare i verbali dell'interrogatorio di oggi.
A conclusione dell'interrogatorio, don Cesare Lodeserto è stato nuovamente accompagnato nel carcere di Verona, dove è rinchiuso dal momento dell'arresto: il sacerdote venne arrestato si trovava a Quistello (Mantova), dove esiste un centro di accoglienza di extracomunitari gemello del salentino Regina Pacis.
A conclusione dell'interrogatorio, l'avv.Corleto ha detto di aver trovato don Cesare «molto sereno, anche se un po' provato dal momento che stare in galera non è una situazione felice per nessun essere umano». Ha aggiunto che al gip il sacerdote ha reso chiarimenti su ogni vicenda contestata: «Siamo - ha concluso - sereni e fiduciosi».

Durante l'interrogatorio, a quanto si è appreso, il religioso avrebbe risposto punto per punto ai capi di accusa, ed avrebbe sottolineato di aver agito solo in qualità di educatore, e per questo, di aver forse esagerato nell'applicazione dei metodi di recupero delle ragazze, ma solo per il loro bene. Il sacerdote è parso provato ma sereno. I suoi legali hanno formalizzato nella stessa giornata la richiesta di revoca dell'ordinanza di custodia cautelare, chiesta dai sostituti procuratore di Lecce, Imerio Tramis e Carolina Elia al gip Enzo Taurino, che ha poi emesso il provvedimento. In alternativa alla revoca della misura restrittiva i difensori di don Cesare hanno chiesto per il i domiciliari.
I pm leccesi hanno due giorni di tempo per esprimere il parere, mentre il gip dovrà decidere entro cinque.

Durante l'interrogatorio, don Cesare avrebbe anche chiarito che nessun reato avrebbe potuto commettere perché sia fuori, sia nel centro, vive a contatto con la scorta a suo tempo assegnatagli. E non a caso, al momento dell'arresto da parte dei carabinieri del Reparto operativo di Lecce avvenuto nel centro di Verona, si trovava proprio con i due uomini della scorta. Tra le altre domande gli sarebbe stata rivolta quella sul presunto lavoro nero che le ragazze ospiti del «Regina Pacis» avrebbero svolto in un mobilificio di Novoli ed in altri luoghi, e su questo punto, il sacerdote avrebbe risposto che si preoccupa solo di indirizzare, eventualmente le ospiti, perché il lavoro è previsto nel programma di riabilitazione, ma poi non ne seguiva l'effettivo andamento lavorativo. Con altre parole se qualcuno le faceva lavorare in nero, avrebbe obiettato, egli certo non poteva saperlo.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400