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Martedì 26 Settembre 2017 | 04:08

«Don Cesare ha schiaffeggiato le ragazze»

Tra le motivazioni dell'arresto firmate dal Gip si legge che il direttore del regina Pacis (oggi dimessosi dall'incarico) ha trattenuto «per più giorni, in un caso per due mesi», alcune ragazze a lui affidate e «schiaffeggiate, strappando loro il permesso di soggiorno». Ma non è la sola accusa
Regina Pacis, don Cesare Lodeserto LECCE - E' accusato di aver trattenuto «per più giorni, in un caso per due mesi», per «punizione», nel centro di accoglienza Regina Pacis di San Foca di Melendugno alcune ragazze che erano a lui affidate, don Cesare Lodeserto, il sacerdote arrestato il 13 marzo scorso su disposizione della magistratura salentina. E' quanto emerge dalle sette pagine dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere notificata al prete, che domattina sarà interrogato per rogatoria dal gip del Tribunale di Verona, città nella quale è detenuto.
Dall'ordinanza firmata dal gip di Lecce Enzo Taurino emerge che l'allora direttore del centro di accoglienza, quando puniva le ragazze ospiti del centro, «non mancava mai di usare frasi ed espressioni offensive», in «alcuni casi le ha anche schiaffeggiate, strappando in loro presenza il permesso di soggiorno e minacciandole di farle rientrare nei loro Paesi di origine».

Nel provvedimento restrittivo sono elencati tre dei quattro capi d'imputazione (uno è coperto da omissis) contestati al prete dai sostituti procuratori inquirenti Carolina Elia e Imerio Tramis, che hanno chiesto e ottenuto dal gip l'arresto. I reati sono calunnia, violenza personale, abuso di mezzi di correzione e sequestro di persona.
Nel primo capo d'imputazione al sacerdote salentino viene contestato di aver denunciato lo scorso 8 dicembre, ai carabinieri di Melendugno, la scomparsa di alcuni fascicoli personali relativi a due stranieri, incolpando del fatto un extracomunitario, testimone dell'accusa nel processo in corso anche nei confronti di don Cesare per presunte violenze compiute su un gruppo di fuggiaschi maghrebini dal Regina Pacis. La denuncia del sacerdote - argomenta il gip - fece scaturire una visita dei carabinieri, il giorno prima che il teste d'accusa deponesse in aula, «il tutto - secondo l'accusa - al fine di determinare (...) a commettere falsa testimonianza».

Stessa intimidazione fu compiuta - secondo i pm - con un altro testimone dell'accusa, un medico per anni in servizio nel centro che aveva denunciato «i gravi reati commessi dai medici del centro di accoglienza nella refertazione delle lesioni cagionate ad alcuni extracomunitari» protagonisti di un tentativo di fuga dal centro, evitato dagli operatori del Regina Pacis. Per indurre il medico a commettere falsa testimonianza, secondo l'accusa, don Cesare, il 4 dicembre 2004, ha costretto una giovane ospite del centro a recarsi in ospedale, scortata da due operatori del Regina Pacis, per denunciare il medico in questione di abusi sessuali.

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