Cerca

Martedì 26 Settembre 2017 | 09:34

Bari - Incontri che possono cambiare il mondo

La paura e il disprezzo dello straniero, si combattono alimentando processi culturali, quello che fanno l'Istituto agronomico mediterraneo di Bari e Intercultura onlus
BARI - La paura e il disprezzo dello straniero, si combattono alimentando processi culturali e momenti di confronto e quale posto migliore del Mediterraneo dove da secoli si raffrontano ed entrano in contatto tante società? E' questa la strategia che da 44 anni anima l'Istituto agronomico mediterraneo, che su Valenzano (Ba) è la struttura operativa italiana del Ciheam, e parallelamente, anche se in un ambito extra mediterraneo, è l'obiettivo di Intercultura onlus, emanazione italiana di American field service. Insieme da oggi hanno ufficialmente iniziato a cooperare per organizzare tra giovani studenti «incontri che possono cambiare il mondo».
L'occasione è il cinquantesimo anniversario di Intercultura, che dopo aver contribuito a costruire la pace nel mondo, sollecitando e sostenendo processi di scambio di studio e socializzazione tra studenti, ora avvia una più stretta collaborazione con lo Iam di Bari per cercare di avvicinare anche studenti del bacino mediterraneo.

«Il Mediterraneo è storicamente sempre stato un'area di libero scambio - spiega Cosimo Lacirignola, direttore dell'istituto barese - non solo di merci, ma soprattutto di uomini e donne. La globalizzazione che oggi fa tanta paura è un processo antico e futuro, lungo in un divenire che deve essere governato attraverso la conoscenza reciproca. Solo così ci si potrà avvicinare e avviare in modo costruttivo iniziative che possano portare alla crescita condivisa. Oggi fa tanta paura la Cina con i suoi prodotti a basso costo, ma i dazi o le barricate non servono a nulla: meglio è accogliere un grande paese come la Cina all'interno di un sistema economico internazionale e stabilire regole comuni e da condividere».

Processi di avvicinamento ampi, che necessitano di strategie a lungo termine e che devono puntare all'integrazione e non all'esclusione, proprio quello che nei fatti concreti imparano gli studenti ospiti dello Iam, e i ragazzi di Intercultura. Ragazzi grandi domani, con il loro bagaglio di condivisione delle loro diversità.
«Le mozzarelle di Noci sono buonissime - racconta Angela D'Onghia, ospite australiana "adottata" da una famiglia pugliese - e poi mangiamo sempre», la platea si scioglie in una risata d'affetto nel racconto di giovanissime ragazze e ragazzi stranieri che sottolineano con tanta enfasi la buona cucina nostrana, il Natale tutti insieme a tavola, in un percorso che mescola la cultura e la pace con un piatto di mozzarelle. I ponti si tracciano anche davanti ad una tavola imbandita.

«I concetti di identità, solidarietà e partecipazione culturale di Intercultura sono molto simili ai progetti portati avanti dallo Iam - sottolinea Lacirignola - noi ospitiamo i futuri quadri dirigenziali dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo, per sviluppare insieme nuovi percorsi di gestione agricola e della risorsa idrica, rispettosi di usi e tradizioni locali; Intercultura permette a studenti di scuola superiore di entrare in contatto con nuove famiglie e diversi modelli sociali. L'obiettivo è sempre quello di abbattere le barriere che ci dividono dall'"altro" per ignoranza».
«Il futuro del mondo si gioca lungo le sponde del Mediterraneo. il sistema produttivo della lontana Cina è solo uno dei problemi della globalizzazione in atto, molto più vicina a noi è l'Africa e la tumultuosa crescita della sua popolazione: se non si insegnerà a queste persone ad essere autosufficienti in un sistema di sviluppo sostenibile, emigreranno, con tutto quello che flussi del genere possono determinare e che sono incontenibili».

Determinare se uno scenario del genere rappresenta l'apocalisse o una possibilità di crescita per l'intera Europa dipende da fattori culturali e di approccio: si può decidere di alzare barricate e armarsi per la guerra, si può scegliere di stendere la mano e affrontare insieme i problemi della complessità e della condivisione. Anzi per la precisione è l'unica scelta da poter fare.
«Le società che si evolvono sono solo quelle interculturali», afferma il direttore dello Iam, le altre muoiono, travolte dalla Storia.

Rita Schena

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Altri articoli dalla sezione