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Martedì 26 Settembre 2017 | 09:32

Taranto - Sequestrato un intero stabile

Sigilli della Guardia di finanza a 26 appartamenti, nell'ambito dell'inchiesta sull'Azienda ospedaliera. Gli investigatori sospettano riciclaggio di denaro
TARANTO - Riesplode l'inchiesta sugli appalti assegnati dall'Azienda ospedaliera. I finanzieri del Nucleo di polizia tributaria, su delega del pubblico ministero Maurizio Carbone, hanno sottoposto a sequestro cautelativo un intero stabile sito al civico 10 di via Orazio Flacco (del valore di alcuni miliardi delle vecchie lire), conti correnti bancari e assegni. Per la prima volta spunta l'ipotesi di riciclaggio.
L'avviso di garanzia è stato notificato agli imprenditori Goffredo Lo Muzio, Giovanni Lo Muzio, Francesco Presicci e Massimo Caroli. Gli investigatori hanno concentrato la propria attenzione su un immobile con 26 unità immobiliari acquistato nel 2001 dalla «Sga» dei fratelli Lomuzio. Nel luglio del 2004, subentrò ai vertici della società Francesco Presicci. Sarebbe stato quest'ultimo a vendere lo stabile - al prezzo di 300mila euro - alla società Giafra s.r.l. di Massimo Caroli, fratello di Fulvio, già raggiunto da ordinanza di custodia cautelare.
Secondo gli inquirenti, l'operazione, perfezionata nel dicembre scorso, sarebbe stata fittizia. Un modo, insomma, per riciclare denaro di provenienza illecita.
Massimo Caroli, indicato quale amministratore di fatto della ditta Fratelli Caroli, è il nome nuovo dell'inchiesta. L'imprenditore, assistito dall'avv. Nicola Marseglia, risponde degli stessi reati contestati a Fulvio Caroli (compresa la corruzione, la truffa e la turbativa d'asta). Secondo l'avvocato Maurizio Besio, difensore di Goffredo e Giovanni Lo Muzio, mancano i presupposti per l'emissione del provvedimento di sequestro. Ma un eventuale ricorso al Tribunale del Riesame sarà presentato solo dopo l'udienza di convalida. Va ricordato che Goffredo Lo Muzio ha collaborato con gli inquirenti nella prima fase delle indagini.
L'11 dicembre scorso, invece, l'imprenditore si è avvalso della facoltà di non rispondere nel corso dell'incidente probatorio richiesto dal Pm Carbone. In quella sede, ha parlato un solo indagato, confermando le accuse nei confronti del sen. Giuseppe Nocco, ex manager dell'Azienda ospedaliera. Il dirigente Nicola Sansolini ha denunciato presunte ingerenze nella gestione degli appalti e delle forniture
Una sorta di comitato di affari, sempre secondo l'accusa, avrebbe pilotato gli appalti e gonfiato le fatture relative alla fornitura di arredi. Gli imprenditori hanno dichiarato che, per lavorare con l'azienda ospedaliera, dovevano sborsare una cifra pari al 20% dell'importo degli appalti. Per fare in modo di assegnare i servizi alle imprese di Caroli e Lo Muzio, l'ex manager Nocco e l'ex direttore amministrativo Francesco De Vittorio avrebbero fatto pressioni sui funzionari dell'azienda ospedaliera. In qualche caso, stando alle risultanze investigative, i finanzieri si sarebbero imbattuti in reticenze e false testimonianze. Dopo la prima ondata di arresti del febbraio del 2003, lo stesso Nocco - secondo l'accusa - avrebbe offerto un posto di lavoro all'Anas a Sansolini, dicendogli che «tutto si sarebbe aggiustato». Per gli episodi che hanno portato all'emissione delle ordinanze di custodia cautelare in carcere, si attende l'avviso di chiusura delle indagini.

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