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Venerdì 22 Settembre 2017 | 20:54

Petruzzelli - Pinto in Vaticano: richiesta rogatoria

La Pubblica accusa vuole accertare se è vero che il 14 aprile 2000 l'ex gestore del teatro, Ferdinando Pinto era in Vaticano a colloquio con il cardinal Sodano
BARI - Una rogatoria internazionale da compiere nella Città del Vaticano sarà chiesta dalla pubblica accusa per verificare l'esistenza di documentazione ritenuta utile (ed eventualmente acquisirla) per il processo bis per il rogo doloso del teatro Petruzzelli di Bari, i cui interni furono distrutti dall'incendio doloso divampato all'alba del 27 ottobre '91. La richiesta di rogatoria sarà formalizzata dal sostituto procuratore generale Giuseppe Volpe ai giudici della Corte d'appello di Bari nell'udienza dell'8 aprile prossimo.
Il processo è in corso dinanzi alla Corte d'appello di Bari dopo che la Cassazione, il 28 maggio 2002, ha annullato con rinvio la prima sentenza d'appello emessa il 6 aprile 2001 con la quale fu condannato (a cinque anni e otto mesi di reclusione) per il rogo doloso anche l'ex gestore del teatro, Ferdinando Pinto.

La richiesta di rogatoria è stata annunciata nel corso dell'udienza di oggi da Volpe, che ha detto di voler formalizzare ai giudici della Corte (che dovranno valutare se disporlo) l'atto di assistenza giudiziaria internazionale per verificare l'esistenza (o l'eventuale distruzione) presso la Città del Vaticano dei registri di accesso e di passaggio nella Santa Sede per accertare se effettivamente, il 14 aprile 2000, Pinto - come l'imputato sostiene - si recò in Vaticano per incontrare il segretario di Stato della Santa Sede, cardinale Angelo Sodano, con il quale aveva un appuntamento. Un avvocato di parte civile, avv.Ascanio Amenduni, che rappresenta quasi tutti gli eredi-proprietari del Petruzzelli, ha anche chiesto che venga accertata la presenza in Vaticano del cardinale Sodano.
Secondo Pinto, ad accoglierlo e ad accompagnarlo in Vaticano fu mons.Giovanni D'Ercole, funzionario della Santa Sede, che ha già confermato ai giudici la circostanza nel corso della sua deposizione. In una nota inviata ai giudici dopo l'audizione in aula, mons. D'Ercole ha spiegato di aver cercato i registri di accesso e di passaggio in Vaticano dell'aprile 2000 e ha accertato che questi sono stati distrutti.
La presenza di Pinto in Vaticano il giorno 14 aprile 2000 serve a verificare la credibilità di un collaboratore di giustizia, Saverio De Marzo, che ha detto ai giudici di aver incontrato quello stesso giorno, in un ristorante di Molfetta (Bari), Pinto e di averlo riconosciuto come la persona alla quale il presunto usurario del clan Capriati, Vito Martiradonna, dieci anni prima gli aveva detto di non scippare perché era «nostro amico».
Secondo l'accusa, fu Pinto ad ordinare alla mafia barese di incendiare il Petruzzelli per poi lucrare sulla ricostruzione del teatro. Per questi motivi l'ex gestore è stato condannato assieme all'altro presunto mandante del rogo, il boss Antonio Capriati, e al presunto usuraio che - secondo l'accusa - prestò danaro a Pinto, Vito Martiradonna (questi ultimi due condannati a sei anni ciascuno per incendio doloso). Furono anche condannati l'ex custode del teatro e presunto basista dell'incendio, Giuseppe Tisci (a 20 mesi di reclusione) e il presunto incendiario Giuseppe Mesto (a quattro anni e sei mesi di reclusione).

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