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Lunedì 25 Settembre 2017 | 22:46

Disse «Erano mercenari»: assolto giudice barese

Il Csm ha archiviato il fascicolo sul gip di Bari, Giuseppe De Benedictis, che in un suo provvedimento aveva definito «mercenari» gli ex ostaggi italiani in Iraq, ma ha segnalato il comportamento del magistrato al ministro della Giustizia e al procuratore generale della Cassazione

• Concluso l'interrogatorio di Giuliana Sgrena: non ci sarebbe un «quarto uomo»
ROMA - Il Csm ha archiviato il fascicolo sul gip di Bari Giuseppe De Benedictis che in un suo provvedimento aveva definito «mercenari» gli ex ostaggi italiani in Iraq, ma nello stesso tempo ha segnalato il comportamento del magistrato ai titolari dell'azione disciplinare, e cioè al ministro della Giustizia, Roberto Castelli, e al procuratore generale della Cassazione, Francesco Favara.
Il plenum di Palazzo dei marescialli ha accolto la richiesta che era stata formulata all'unanimità dalla Prima Commissione.

Il fascicolo su De Benedictis era stato aperto su richiesta del laico della Cdl Giorgio Spangher e a seguito di un esposto dei tre ex ostaggi italiani Maurizio Agliana, Umberto Cupertino e Salvatore Stefio, che avevano ritenuto «gravemente offensive e irrispettose» le espressioni usate dal giudice nei loro confronti. Il magistrato li aveva definiti tra l'altro «fiancheggiatori delle forze di coalizione», sostenendo che «questo spiega, se non giustifica l'atteggiamento dei sequestratori nei loro confronti». Alla pratica era stata allegata anche una nota della procura generale di Bari sulla vicenda, che era stata trasmessa al capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi, nella sua veste di presidente del Csm.

L'assemblea ha sposato il ragionamento che aveva fatto la Prima Commissione: il caso ha avuto una notevole risonanza, che va ben al di là dell'ambito territoriale in cui opera il magistrato. E dunque un eventuale trasferimento d'ufficio non avrebbe senso. Diversamente il comportamento di De Benedictis potrebbe essere valutato da un punto di vista disciplinare, considerato che la terminologia usata dal magistrato è «quantomeno inopportuna». Di qui la decisione di investire del caso Castelli e Favara.

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