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Venerdì 19 Gennaio 2018 | 12:47

Trovate ancore bizantine nel Salento

Sono quattro e hanno la forma di "Y" rovesciata. Il ritrovamento si deve ad un archeologo subacqueo tarantino, Fabio Matacchiera, sui fondali al largo di Mar Grande
TARANTO - Quattro ancore a forma di "Y" rovesciata, probabilmente di epoca bizantina, sono state rinvenute da un archeologo subacqueo tarantino, Fabio Matacchiera, sui fondali al largo di Mar Grande, sulla litoranea salentina, alla profondità di circa 20 metri. Matacchiera ha compiuto riprese filmate e condotto studi insieme ad un docente di storia e archeologo locale, Mario Lazzarini, e ha comunicato i risultati delle ricerche nel corso di una conferenza stampa.
Le ancore sono adagiate sul fondale, una vicina all'altra, e due di esse sono sovrapposte. Ciò testimonia, sostengono i due archeologi subacquei, che le ancore non sono state gettate ma che devono essere affondate assieme alla nave. L'imbarcazione sarebbe di tipo bizantino, perchè le ancore a forma di "Y" rovesciata venivano utilizzate da vascelli costruiti tra il X e il XIII secolo dopo Cristo solo nel mar Nero o nel Mediterraneo orientale. Secondo Matacchiera e Lazzarini, il sito del rinvenimento - che non è stato indicato pubblicamente con precisione per evitare che diventi meta di predatori - corrisponde a quello dell'affondamento di una nave del X-XIII secolo dopo Cristo, i cui resti si troverebbero sui fondali, sotto i reperti o nelle loro vicinanze.
Il ritrovamento sarebbe simile ad altri due avvenuti in passato nel Mediterraneo. In particolare, i due archeologi subacquei lo accostano alla scoperta di una nave bizantina trovata lungo la costa turca dell'Egeo, di fronte all'isola di Rodi, i cui resti sono custoditi nel museo di archeologia subacquea di Bodrum, in Turchia. I due studiosi tarantini, durante la conferenza stampa, si sono detti disponibili ad aiutare la soprintendenza archeologica della Puglia a recuperare le quattro ancore e a cercare i resti del relitto.
In passato Matacchiera aveva segnalato alla soprintendenza la presenza di queste «strane strutture» sui fondali, ma «l'importanza della scoperta - ha spiegato Matacchiera - non era stata intuita sia per i pochi elementi fino ad allora raccolti, sia per la rarità di reperti simili nel Mediterraneo».

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