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Martedì 19 Settembre 2017 | 22:53

Processo Br a Trani, non una parola su Proietti e Banelli

Le imputazioni contestate dal pubblico ministero tranese Giuseppe Maralfa riguardano anche una delle rivendicazioni dell'omicidio del prof. Massimo D'Antona, ammazzato a Roma il 19 Maggio '99
TRANI - Un'udienza blindata ma tranquilla quella che si è svolta oggi al supercarcere di Trani nel processo a carico di 15 presunti brigatisti militanti delle "Brigate Rosse per la costituzione del Partito Comunista combattente", accusati di propaganda ed apologia sovversiva o antinazionale.
Le imputazioni contestate dal pubblico ministero tranese Giuseppe Maralfa riguardano anche una delle rivendicazioni dell'omicidio del prof. Massimo D'Antona, ammazzato a Roma il 19 Maggio '99.
I "brigatisti" non hanno fatto alcun riferimento alle sentenze con cui il tribunale di Roma, il giorno prima e proprio per il delitto D'Antona, ha condannato all'ergastolo la recente dissociata Laura Proietti, e a 20 anni di reclusione l'ex brigatista, poi collaboratrice di giustizia, Cinzia Banelli.
Dopo la revoca dei mandati ai propri difensori, formalizzata alla penultima udienza, stamattina i brigatisti sono stati difesi da un avvocato d'ufficio.
Non così Giuseppe May, imputato in qualità di ex direttore del periodico napoletano "Bollettino dell'associazione proletaria" cui era diretta la rivendicazione tranese dell'omicidio D'Antona.
I suoi legali sostengono che May, oggi latitante, è estraneo ai fatti contestati.
Nell'udienza odierna l'imputata Tiziana Cherubini, nel corso di dichiarazioni spontanee, ha "reso onore al compagno Mario Galesi", ucciso in un conflitto a fuoco con le Forze dell'ordine sul rapido Roma-Firenze.
"Non sono qui per difendermi, quello per cui mi accusate non è un reato", ha invece affermato Michele Mazzei, che ha anche inneggiato "alla strategia della lotta armata contro l'intervento imperialista dello Stato". Mentre Francesco Donati ha detto che "la rivoluzione non si processa".
Oggi il Tribunale (giudice monocratico dr. Messina) ha ascoltato due testimoni indicati dall'accusa. Un maresciallo del nucleo dei Carabinieri dei Ros ed un funzionario della Digos impegnati nelle indagini che ebbero come fulcro proprio il supercarcere tranese.
L'inchiesta fu avviata nel febbraio '99 e dunque ancor prima del delitto del consulente dell'allora Ministro del Lavoro Antonio Bassolino.
Nella sezione speciale di massima sicurezza fu rinvenuto un libro sospetto che avrebbe presagito la gestazione di un movimento sovversivo.
Nel volume non c'era il riferimento al delitto D'Antona ma il rinvenimento portò ad un'inchiesta arricchitasi il 14 luglio dello stesso anno, e cioè 2 mesi dopo il delitto, quando Fausto Marini nel corso di un processo a suo carico celebrato dinanzi all'ex pretore di Trani Michele Nardi si dichiarò prigioniero politico e consegnò dei documenti di rivendicazione.
Oltre a May, Donati, Marini, Cherubini e Mazzei, sul banco degli imputati siedono Giuseppe Armante, Antonino Fosso, Franco Galloni, Enzo Grilli, Franco Grilli, Franco La Maestra, Flavio Lori, Rossella Lupo, Fabio Ravalli, Vincenza Vaccaio e Maria Cappello.
Nel processo nessuno è costituito parte civile: né lo Stato, né la famiglia del giuslavorista.
Antonello Norscia

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