Cerca

Lunedì 25 Settembre 2017 | 19:02

Pm: «Pizzicati» falsi eredi nel Barese

Gli immobili di cui, secondo la Procura di Trani, avrebbero voluto appropriarsi sono stati sequestrati. Richiesta di rinvio a giudizio per il minervinese Giovanni Raimo
TRANI - False dichiarazioni di successioni per attribuirsi immobili che, diversamente, sarebbero stati devoluti allo Stato in assenza di eredi. Il primo passo di un disegno che, grazie ad alcune "teste di legno", avrebbe consentito di diventare proprietari di beni senza metter mani al portafogli.
Apparentemente tutto regolare per quella che sarebbe stata una truffa studiata a tavolino e su cui ora piovono i provvedimenti della magistratura tranese.
Sequestro preventivo di un terreno e richiesta di rinvio a giudizio con le accuse di falso ideologico, falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico, truffa e tentata truffa aggravata. Questi i reati contestati dal sostituto procuratore della Repubblica di Trani, Achille Bianchi, al minervinese Giovanni Raimo, dirigente del Comune di Trani.
Imputazioni che non riguardano il suo impiego a palazzo di città ma operazioni immobiliari sospette.
Al contempo, su provvedimento del gip del tribunale tranese Antonio Lovecchio, sotto i sigilli è finito un terreno agricolo sito a Minervino in "Contrada Carluva" di oltre 8 ettari, già appartenuto alla defunta Maria Benedetta Barbera ed ora intestato a Raimo.
La donna morì senza lasciare eredi e perciò il fondo sarebbe spettato allo Stato.
Ma secondo le laboriose indagini della Guardia di Finanza coordinate dal pm Bianchi, Raimo si sarebbe illegittimamente impadronito del terreno attraverso una serie di operazioni.
La richiesta di sequestro preventivo, accolta dal gip Lovecchio, si è basata sul pericolo che Raimo potesse commettere ulteriori reati avendo già indebitamente fatto istanza di contributi comunitari per i terreni, coltivati peraltro da terze persone che detenevano l'immobile.
Secondo quanto ricostruito dalle indagini, ormai concluse, all'Agenzia delle Entrate di Barletta sarebbe stata presentata una denuncia di successione di una donna che asseriva di essere erede, assieme ad un'altra sua parente, della defunta Maria Benedetta Barbera.
Ma per gli inquirenti la dichiarazione di successione non solo avrebbe recato la firma falsa della denunciante ma avrebbe contenuto circostanze volutamente errate, in quanto la Barbera morì senza lasciare eredi; perciò il terreno andava devoluto al patrimonio dello Stato così come prevede il codice civile.
Il secondo passaggio sarebbe consistito nella collaborazione del complice Francesco Di Forenza, accusato di falso ideologico, che avrebbe rivestito la falsa qualità di procuratore delle eredi poi venditrici del terreno. Immobile finito nel patrimonio di Raimo con un regolare atto notarile di compravendita stipulato con Di Forenza ma a fronte del quale il funzionario, in realtà, non avrebbe mai pagato il prezzo.
La truffa ai danni dello Stato, iniziata con la predisposizione della falsa dichiarazione di successione, sarebbe stata così servita.
Non solo. Il funzionario del comune di Trani in qualità di proprietario del fondo, in diverse occasioni avrebbe cercato di indurre in errore l'Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura (AG.E.A.) per ottenere i previsti contributi comunitari. Perciò Raimo avrebbe dichiarato d'aver coltivato a grano duro il terreno e d'aver diritto alle relative indennità per gli anni 2000 e 2001.
Circostanze non rispondenti al vero, secondo l'accusa, in quanto all'Agea risultava che il terreno, nello stesso biennio, era stato coltivato a grano tenero da un'altra persona che deteneva e coltivava il fondo.
Antonello Norscia

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Altri articoli dalla sezione