Lunedì 23 Luglio 2018 | 02:18

Preso il vero assassino di Campanaro

I carabinieri: ad uccidere il 39enne boss di San Severo (Foggia) non fu Giuliano Iannuzzi, 56 anni, ma suo figlio Ciro, 22 anni
FOGGIA - Fu un vero e proprio tentativo di depistaggio e non un atto di generosità nei confronti del figlio, secondo gli inquirenti, la confessione di Giuliano Iannuzzi, 56 anni, proprietario di un forno a San Severo che il 21 maggio del 2004 ammise di aver ucciso il boss della malavita locale Agostino Campanaro, 39 anni a capo dell'omonimo clan. Con l'Operazione «Inganno» portata a termine oggi dai Carabinieri del Comando Provinciale e della Compagnia di San Severo, il quadro si è fatto più nitido. Ad uccidere l'uomo sarebbe stato, secondo quanto è scritto nell'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Foggia Lucia Navazio, su richiesta del sostituto procuratore della Repubblica Alessandra Fini, il figlio di Iannuzzi, Ciro, 22 anni, incensurato, che è stato arrestato insieme a Antonio Manzaro, 62 anni. Il primo è accusato di omicidio volontario, il secondo di favoreggiamento.
A quanto hanno riferito gli inquirenti Giuliano Iannuzzi, costretto da tempo a subire le angherie e le richieste estorsive del boss, avrebbe istigato il figlio a commettere l'omicidio. Poi si sarebbe accusato contando sul fatto che, avendo problemi di salute dovuti alla necessità di sedute giornaliere di dialisi, poteva facilmente essere scarcerato. E così avvenne.
Gli inquirenti intuirono subito che non si trattava di un omicidio maturato negli ambienti criminali ma che invece fosse conseguenza dell'esasperazione del commerciante. A Giuliano Iannuzzi venne trovata la pistola calibro 6.35 usata per l'agguato. Sei i colpi sparati in varie parti del corpo di cui uno alla testa.
Sono stati gli interrogatori, le intercettazioni telefoniche e ambientali ma soprattutto i prelievi di residui della polvere da sparo (stubs) a portare gli inquirenti sulla pista giusta. I prelievi effettuati e gli esami svolti dai Ris dei Carabinieri di Roma hanno evidenziato la presenza di numerose particelle di polvere da sparo sulle mani, sul collo e nelle narici di Ciro Iannuzzi. Ad aiutarlo nell'omicidio sarebbe stato Antonio Manzaro, agricoltore pregiudicato di San Severo.
Inoltre le dichiarazioni di Manzaro si contraddicevano con gli elementi raccolti nel corso delle indagini, impedendo un più veloce accertamento dei fatti. Nell'ottobre del 2004, tra l'altro un fratello di Ciro Iannuzzi, Umberto di 33 anni, fu vittima di un tentativo di agguato da parte del fratello di Agostino Campanaro, Michele, 32 anni che intendeva vendicare la morte del fratello.

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