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Martedì 26 Settembre 2017 | 20:01

Barletta - Conclusa l'inchiesta sulla Bar.s.a. spa

Il Comune è socio di maggioranza della società multiservizi. Abuso d'ufficio, falso ideologico, falso materiale, uso di atto falso e tentata concussione sono le accuse per i 9 indagati, tra cui il sindaco Salerno
L'inchiesta sulla Bar.s.a. spa, la società multiservizi di cui il comune di Barletta è socio di maggioranza, sfocia nella notifica di 9 avvisi di conclusione delle indagini. Una conclusione fragorosa dell'inchiesta durata anni, tra acquisizioni, consulenze ed interrogatori, sotto la regia del dirigente della Digos della questura di Bari, dr. Schinera, e del sostituto procuratore della Repubblica di Trani Giuseppe Maralfa.
Diversi i filoni d'indagine sfociati in un'unica inchiesta che, alla sua conclusione, vede indagati il sindaco Francesco Salerno, il presidente della Barsa Giuseppe Falcone, il direttore generale Domenico Ventura, i consiglieri Angela Maria Gianna Dicorato e Michele Borraccino, il presidente della Coopeartiva Manutencoop (socia di minoranza della multiservizi), Claudio Levorato, l'imprenditore Sabino Di Cataldo, l'avvocato Giuseppe Bufo, esponente politico dello Sdi, ed il consigliere comunale Ruggiero Dibenedetto.
A seconda delle vicende e delle presunte rispettive responsabilità, vengono contestati, a vario titolo, i reati di abuso d'ufficio, falso ideologico, falso materiale, uso di atto falso e tentata concussione.
Ora gli indagati avranno 20 giorni per poter presentare al pubblico ministero memorie difensive, chiedere un supplemento d'indagini, nonché di essere interrogati.
Questi i fatti contestati.
Il subappalto
Sotto i riflettori della procura è finito "il subappalto per la manutenzione ordinaria programmata e straordinaria degli impianti elettrici e di rilevazione fumo del comune". Opere per 130mila euro affidate "con una procedura privatistica e non con procedura ad evidenza pubblica".
Su istigazione del sindaco il direttore generale della Barsa, Domenico Ventura, nel novembre 2001 avrebbe affidato i lavori a trattativa privata all'impresa di Sabino Di Cataldo. Un nome, quest'ultimo, che nei successivi mesi di aprile e maggio figurerà quale committente responsabile dei manifesti di propaganda elettorale proprio di Francesco Salerno.
Per tutti e tre l'accusa è di abuso d'ufficio.
La nomina del presidente
Falso ideologico e abuso d'ufficio sono i reati contestati per la nomina di Giuseppe Falcone alla poltrona di presidente della Barsa.
Secondo quanto ricostruito dal pm Maralfa, il sindaco, contrariamente a quanto falsamente attestato, non avrebbe richiesto il necessario indirizzo del consiglio comunale e avrebbe omesso di astenersi dalla proposta di nomina essendo cugino di Falcone. Una poltrona da 60.700 euro annui al netto degli oneri previdenziali. I fatti risalgono a luglio 2002.
L'estromissione di 2 consiglieri
Illeciti sarebbero stati commessi anche nel successivo mese di agosto in occasione della fuoriuscita dalla Barsa dei consiglieri Nicola Palmieri e Michele Dibenedetto, designati dal consiglio comunale.
Non sarebbero stati più "politicamente omogenei all'amministrazione di sinistra, né intenzionati a dimettersi dalla carica come richiesto dal sindaco a Palmieri".
Di qui si sarebbe arrivati a modificare, in via mirata ed irrituale, l'art.16 dello statuto della Barsa, onde estromettere i 2 consiglieri divenuti scomodi.
Perciò sono accusati di abuso d'ufficio Salerno, Falcone ed il presidente dell'emiliana Manutencoop, socia di minoranza della Barsa col 28% del capitale sociale.
La nomina di 2 consiglieri
L'inchiesta concerne anche la nomina dei consiglieri della Barsa Angela Maria Gianna Dicorato e Michele Borraccino. La prima, consigliere di circoscrizione eletta nelle liste del movimento "Barletta Democratica Popolare", aderente alla coalizione di centrosinistra, e figlia del consigliere comunale Michele Di Corato. Il secondo, sino al 2001, segretario della sezione barlettana del Partito Popolare dei Democratici di Sinistra. Poltrone da 20.700 euro annui, al netto di oneri previdenziali, con Borraccino che ha visto elevarsi il compenso sino a 31.700 essendo stato nominato vicepresidente della Barsa. "Persone - scrive il pm - che pur non avendo nessuno dei requisiti normativamente previsti (la Dicorato è diplomata ed aveva esperienza di ragioniera in una ditta, il Borraccino ha il diploma di scuola media inferiore ed è ferroviere) erano politicamente contigui all'amministrazione di centrosinistra rappresentata da Salerno".
I due sono accusati di abuso d'ufficio insieme al sindaco e a Falcone.
La designazione
Falso materiale e uso di atto falso, sono, invece, le accuse contestate al consigliere comunale Ruggiero Dibenedetto per fatti risalenti alla primavera 2003, quando i consiglieri comunali della Casa delle Libertà, riscontrando la richiesta del sindaco, indicarono il dr. Michele Di Terlizzi quale consigliere d'amministrazione della Barsa spa.
Una nota che recava anche la firma dell'europarlamentare Pietro Mennea, che, però, ascoltato dalla Digos di Roma, ha disconosciuto quella firma. Era notorio, peraltro, che "la medaglia d'oro" non era favorevole a quella designazione.
La "querelle"
Nel calderone dell'inchiesta sulle vicende della Barsa è finita anche la nota querelle tra il sindaco e l'avv. Giuseppe Bufo, quest'ultimo accusato di tentata concussione.
I fatti risalgono al 28 giugno 2003 quando, poco prima che il consiglio comunale procedesse all'approvazione del bilancio di previsione, Bufo avrebbe avvicinato Salerno in una stanza attigua all'assise chiedendogli di assegnare un posto nel CdA della Barsa ad un esponente dello Sdi e di assumere alcuni operai, minacciando una crisi politica in caso di rifiuto. Al diniego di Salerno, Bufo avrebbe perciò abbandonato l'aula consiliare proprio in occasione della votazione. Un'accusa sempre respinta dal legale che giustificò l'allontanamento per motivi familiari.
Antonello Norscia

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