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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 05:58

L'abbraccio di Conversano all'agente ucciso

Un silenzio surreale avvolge oggi la cittadina ad una quarantina di chilometri da Bari, dove 26 anni fa nacque l'agente di polizia Giuseppe Cimarrusti, ucciso l'altro giorno in un conflitto a fuoco a Verona, insieme con il collega Davide Turazza • Il Vescovo: «La sua morte come un furto» • La vedova: «Grazie alle forze dell'ordine»
CONVERSANO (BARI) - Un silenzio surreale avvolge oggi Conversano, la cittadina ad una quarantina di chilometri da Bari, dove 26 anni fa nacque l' agente di polizia Giuseppe Cimarrusti, ucciso l' altro giorno in un conflitto a fuoco a Verona, insieme con il collega Davide Turazza.
Nel giorno del lutto cittadino, le serrande abbassate dei negozi, i banchi vuoti delle scuole, gli uffici pubblici chiusi, testimoniano il dolore di tutti i conversanesi che avevano visto partire Giuseppe per Verona tre anni fa, insieme alla sua giovane moglie, da poco sposa, Rossella, di 23 anni, che nella città del nord aveva trovato lavoro come impiegata in un ipermercato.
Ed è lei oggi, seduta accanto alla bara nella camera ardente allestita nella sala giunta del Municipio di Conversano, mentre i cittadini e gli alunni delle scuole rendono omaggio alla salma, a ricevere i baci, le carezze, gli abbracci continui dei colleghi di Verona che hanno voluto accompagnare Giuseppe in Puglia.

L'equipaggio dell'agente di polizia è qui, a Conversano: Andrea, Antonio, Riccardo e Vincenzo. Gli amici di lavoro ma anche gli amici delle serate in casa o in pizzeria, gli amici della nuova vita nella città del nord. Si accoccolano ai piedi di Rossella e le si stringono intorno, le tengono le mani, per dare forza a questa donna che oggi appare così minuta, più piccola della sua età, una ragazza che si dondola sulla sedia e con lo sguardo vuoto guarda la folla silenziosa che rende omaggio al suo giovane marito Accanto alla bara avvolta nella bandiera tricolore, con il berretto di Giuseppe poggiato sul feretro insieme con una rosa rossa, siedono distrutti dal dolore il padre dell' agente di polizia, Angelo, la mamma Benedetta, il fratello Lele, arruolato nei carabinieri, e la sorella di 18 anni, Floriana. E ci sono anche i nonni, i cugini, gli zii. Loro hanno atteso a Conversano la bara che, accompagnata dai famigliari più stretti di Giuseppe, è arrivata da Verona ieri sera a tarda ora, intorno alla mezzanotte. Poi tutta la famiglia si è stretta nel dolore in una veglia privata che si è tenuta in casa Cimarrusti, in via Giulio Verne, alla periferia dell' abitato. Alle 7 di questa mattina la salma è stata trasferita nel Municipio e da quel momento un silenzioso fiume di gente rende omaggio alla salma. Decine e decine le corone di fiori: c' è anche quella di Rossella che per il suo Giuseppe ha scelto i primi fiori di pesco e gerbere bianche. Accanto, la corona dei genitori, con tante rose bianche. E ci sono fasci di margherite gialle legate con nastro tricolore e le rose rosse degli amici. La cerimonia funebre si terrà nel primo pomeriggio in forma privata, dopo quella solenne di Verona, nella Chiesa del Carmine, la chiesa di famiglia, la chiesa dove Giuseppe e Rossella si sono sposati.

Il capoturno di Giuseppe, Andrea Ferrari, ricorda quei terribili momenti e sommessamente racconta: «Giuseppe non doveva essere lì, aveva chiesto di fare il turno di mattina e invece gli avevano assegnato quello di notte, doveva fare un' altra zona e invece era lì, era stato ceduto in pattuglia con la questura invece che con il commissariato... una serie di coincidenze incredibili». Loro, gli amici, i colleghi di Giuseppe, erano sul posto un minuto dopo la sparatoria: «Davide respirava molto male - racconta Andrea - Giuseppe tentava di parlargli; gli ho dato la mano e non mi sono staccato un attimo da lui. Capivamo che la situazione era grave». Giuseppe, ferito, era al posto di guida della vettura e aveva chiamato il 113 con il suo cellulare (un altro telefonino che aveva con sè era stato raggiunto da un proiettile ed era fuori uso) ma era rimasto in silenzio, poi, via radio, era riuscito solo a dire la parola: «Bresciana», la zona dove si trovava.
«Erano le 2,25 e noi - ricorda Andrea - eravamo proprio lì vicino, abbiamo sentito e abbiamo capito che era successo qualcosa, abbiamo pensato ad un incidente stradale, invece quando siamo giunti sul posto ci siamo resi conto di quello che era accaduto». «Eravamo molto uniti fra noi - ricordano Andrea, Antonio, Riccardo e Vincenzo - come potevamo non accompagnarlo in questo viaggio? E come potevamo lasciare Rossella?». Lei li guarda e si lascia andare nelle loro braccia, accarezzando la divisa, quella stessa divisa che Giuseppe aveva indossato con orgoglio per la prima volta nel '98.
Luisa Amenduni

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