Mercoledì 18 Luglio 2018 | 16:43

Crac BPA: assolti i 24 imputati

Ad oltre 7 anni dall'apertura dell'inchiesta sulla Banca Popolare Andriese, ritenute insussistenti le accuse, tra cui associazione per delinquere e appropriazione indebita aggravata
TRANI - Tutti assolti i 24 imputati ritenuti responsabili del crac della Banca Popolare Andriese. Il Tribunale di Trani ha ritenuto insussistenti le accuse di associazione per delinquere, omessa comunicazione alla Banca d'Italia e appropriazione indebita aggravata, contestate, a vario titolo e a seconda delle presunte rispettive responsabilità, dal Pm Antonio Savasta.
Assolto per prescrizione il consigliere d'amministrazione dell'ex istituto di credito andriese Giacomo Sinisi dall'ulteriore accusa di "inosservanza del divieto di contrarre obbligazioni da parte degli esponenti bancari", così come riqualificata dal collegio giudicante tranese.
Dunque tutti gli imputati sono stati scagionati ad oltre 7 anni dall'apertura dell'inchiesta, avviata nel '97 a seguito di un'ispezione della Banca d'Italia che rilevò gravi irregolarità nella gestione creditizia della Bpa.
In pratica, secondo l'accusa, alcune aziende avrebbero goduto d'ingenti prestiti pur non avendo fornito le necessarie garanzie. Crediti sofferenti che ben presto avrebbero portato l'istituto in un grave dissesto finanziario, occultato, però, nei bilanci e nei conti economici degli anni '90.Una situazione di cui la Banca d'Italia era stata tenuta all'oscuro nelle comunicazioni mensili e trimestrali previste dalla normativa bancaria.
Tra il '94 ed il '97 sarebbe stata omessa la segnalazione di crediti in sofferenza per quasi 139 miliardi di vecchie lire. Perdite che nelle scritture contabili sarebbero state qualificate in attività, in realtà inesistenti. Secondo quanto concluse il Pm Savasta, i crediti sarebbero stati praticamente inesigibili. Insomma prestiti onerosi che non sarebbero mai stati recuperati.
Gli ispettori di BankItalia si mossero sulla base di alcune denunce. Fu il "la" delle dimissioni, praticamente in massa, dei vertici della BpA. Le indagini si conclusero con l'individuazione di due punti focali. Il primo. Alla Banca d'Italia sarebbero stati comunicati dati non veritieri per occultare la scarsa liquidità ed il dissesto causato da crediti non garantiti da opportune garanzie. In alcuni casi l'istruttoria dei mutui, secondo l'accusa, sarebbe stata compiuta in maniera volutamente negligente nonostante fossero note o comunque facilmente accertabili le difficoltà economiche delle imprese.
Il secondo punto: sarebbero esistiti collegamenti tra alcune società insolventi ed alcuni membri del CdA. Per il Pubblico Ministero si sarebbe configurata una vera e propria associazione per delinquere in quanto gli imputati, quali componenti del CdA e del collegio sindacale, avrebbero effettuato concessioni di credito abusivo in favore di terzi.
Associazione per delinquere, ostacolo all'esercizio delle funzioni dell'autorità pubblica di vigilanza, violazioni del Testo Unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, appropriazione indebita: questi i capi d'imputazione che furono formulati a vario titolo. Alla prima udienza, celebratasi il 16 ottobre 2002, la "Credem", istituto che assorbì la BpA, si costituì parte civile.
La requisitoria del procuratore aggiunto Pasquale Drago si è conclusa con la richiesta di assoluzione con varie formule a seconda dei reati.
Tra novanta giorni è atteso il deposito delle motivazioni della sentenza.
Antonello Norscia

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