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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 18:37

La Cascina: mai imputati per carne ad uso animale

La società si difende da quanto avrebbe appreso dai mass-media. Ieri la procura presso il Tribunale di Bari ha notificato 32 richieste di rinvio a giudizio ai vertici romani e baresi della cooperativa che gestiva le mense di scuole, università e Policlinico di Bari
BARI - «Crea sconcerto l'essere ancora additati quali responsabili dell'avvenuta somministrazione di alimenti di qualità scadente: la Cascina non è mai stata imputata di avere somministrato carne destinata all'alimentazione animale». Lo afferma in una nota la società che dice di avere appreso «ancora una volta dai mezzi di informazione dell'evoluzione di vicende giudiziarie che nel 2003 hanno interessato alcuni dipendenti e dirigenti della Cascina».
Ieri la procura presso il Tribunale di Bari ha notificato 32 richieste di rinvio a giudizio ai vertici romani e baresi della cooperativa la Cascina che fino all'aprile del 2003 gestiva, in regime di monopolio, le mense di scuole materne e elementari nel barese, quelle dell'università e i pasti del Policlinico. Agli imputati sono contestate a vario titolo numerosi episodi di truffa aggravata ai danni di enti pubblici, falsità ideologica e materiale, frode nelle pubbliche forniture, commercio di sostanze alimentari nocive e turbata libertà degli incanti.
«La ormai arcinota intercettazione telefonica relativa a carne destinata ai leoni dello Zoo Safari - è precisato nella nota - riguarda solo ed esclusivamente conversazioni intercorse tra due fornitori coinvolti nell'indagine». «In oltre 25 anni di attività - è detto - la società ha contribuito, con il proprio operato in maniera significativa all'evoluzione degli standard qualitativi nella ristorazione creando lavoro ed occupazione». «Per quanto riguarda le contestazioni inerenti la materia contributiva - è detto ancora - si precisa che le stesse sono perdenti innanzi al Consiglio di Stato che in fase cautelare ha accolto le ragioni della cooperativa». «La Cascina, nel ribadire la propria fiducia nella magistratura giudicante - conclude la nota - auspica di potere fornire quanto prima nelle sedi competenti, il proprio contributo al fine di chiarire gli addebiti contestati».

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