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Venerdì 22 Settembre 2017 | 17:28

Incerta la violenza sessuale sulla piccola Maria

La bimba di Città di castello morì in seguito alle botte inflitte da Giorgio Giorni a cui la bambina era stata affidata dalla madre Tiziana Deserto, (la donna è della provincia di Brindisi)
PERUGIA - Non evidenzierebbe elementi che provino la violenza sessuale sulla piccola Maria Geusa, riscontrando comunque una «generica compatibilità» tra tale ipotesi e la situazione delineata con l'autopsia, l'accertamento tecnico irripetibile fatto svolgere dal pubblico ministero di Perugia nell'ambito delle indagini sull'omicidio della bambina avvenuto nell'aprile scorso a Città di Castello.
La relazione dei suoi consulenti è uno degli atti depositati dal pm Giuseppe Petrazzini che ha inviato all'imprenditore di Sansepolcro Giorgio Giorni e alla madre della piccola, Tiziana Deserto, l'avviso di conclusione indagini. Atto firmato anche dal procuratore Nicola Miriano e che solitamente precede la richiesta di rinvio a giudizio (gli indagati hanno ora 20 giorni di tempo per presentare memorie difensive o chiedere di essere interrogati e quindi i rappresentanti dell'accusa avanzeranno le loro richieste al gip).
A Giorni sono stati contestati i reati di omicidio e violenza sessuale. Per concorso in quest'ultimo reato è indagata anche la Deserto per la quale sono stati inoltre ipotizzati i reati di maltrattamenti (per alcune ecchimosi trovate sul corpo della piccola) e omissione di soccorso. Il pm ritiene infatti che la donna sapesse delle presunte violenze alle quali l'imprenditore sottoponeva la figlia e l'avrebbe lasciato fare. Avrebbe inoltre omesso di prestarle soccorso dopo averla trovata ferita nell'auto di Giorni il 6 aprile scorso, il giorno in cui avvennero le violenze che poi provocarono la morte.
Fu poi proprio Giorni a portare Maria all'ospedale dove questa poi morì dopo alcune ore. La bambina - secondo quanto emerso dalle indagini dei carabinieri - gli era stata affidata dalla madre. L'imprenditore era infatti amico di quest'ultima e datore di lavoro del marito, un piastrellista che aveva lasciato la Puglia con la famiglia per trovare lavoro in Umbria.
Giorni - arrestato dai carabinieri il 7 aprile - ha ammesso con gli investigatori di avere colpito (nella sua abitazione di Città di Castello) la piccola, negando però che volesse ucciderla. Ai militari ha inoltre detto di non sapere perché lo avesse fatto.
Dal giorno del suo arresto, si trova rinchiuso nel centro clinico del carcere di Perugia.
Davanti al gip del tribunale del capoluogo umbro è intanto in corso un incidente probatorio chiesto dal difensore dell'indagato, l'avvocato Giancarlo Viti, per stabilire le cause della morte della bambina e se questa abbia subito violenza sessuale. Il giudice ha inoltre incaricato un altro gruppo di periti di accertare se l'uomo fosse capace di intendere e di volere al momento del fatto.
Il primo febbraio la Deserto è stata invece convocata come indagata dal pm Petrazzini con il quale si è comunque avvalsa della facoltà di non rispondere. La donna - difesa dagli avvocati Gianni ed Eugenio Zaganelli - ha comunque sempre respinto in maniera categorica ogni addebito. «Credo nella sua completa innocenza e la difenderò sempre» aveva invece detto il giorno dell'interrogatorio il marito.
«Mi riservo di esaminare gli atti - ha affermato oggi l'avvocato Gianni Zaganelli - ma sono fortemente perplesso per il fatto che la conclusione delle indagini sia stata formalizzata appena dieci giorni dopo l'invio alla mia assistita dell'avviso di garanzia, rendendo per lei molto difficile difendersi. Mi chiedo cosa è cambiato dopo nove mesi dall'omicidio. Dove sono le prove per dire che Tiziana Deserto ha messo la figlia a disposizione di Giorni?». Riguardo alle ecchimosi che hanno portato il pm a contestare l'accusa di maltrattamenti, per il legale queste sono compatibili con cadute accidentali. «Se ci fossero state comunicate prima le accuse - ha concluso l'avvocato Zaganelli - avremmo potuto porre un quesito su queste lesioni ai periti nominati nell'incidente probatorio».

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