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Martedì 26 Settembre 2017 | 15:00

Accusa di bancarotta preferenziale per Conad

Amministratore delegato e vicepresidente, De Berardinis e il direttore amministrativo e finanziario, Bosio, raggiunti, insieme ad altri cinque, da un'ordinanza di custodia cautelare nell'ambito delle indagini sul fallimento del consorzio Ce.Di. Puglia • 2.817 punti vendita e un giro di affari di 6.400 milioni di euro • Un danno per dipendenti e creditori
Conad BARI - Sono accusati di bancarotta preferenziale l'amministratore delegato e vicepresidente Camillo De Berardinis, 55 anni, e il direttore amministrativo e finanziario di Conad Mauro Bosio, 50 anni raggiunti questa mattina, insieme ad altre cinque persone, da un'ordinanza di custodia cautelare nell'ambito delle indagini sul fallimento del consorzio Ce.Di. Puglia. Le indagini, condotte dal Gico della Guardia di Finanza in stretta collaborazione con la Procura della Repubblica di Bari, sono partite quasi due anni fa.
Bosio e De Berardinis, residenti entrambi a Bologna, sono stati posti ai domiciliari come anche Onofrio Petruzzi, 41 anni, imprenditore di Senise (Potenza). In carcere sono finiti invece Michele Di Bitetto, 54 anni, imprenditore di Bisceglie, presidente del Consiglio di amministrazione Ce.Di. Puglia e del Gruppo Statistico Centro Sì, Gabriele Cozzoli, 52 anni, consulente del lavoro di Corato, Pasquale Giancaspero, 44 anni, commercialista di Telizzi, Pasquale Ronco, 57 anni avvocato di Trani.
Le ipotesi di accusa a vario titolo sono di bancarotta fraudolenta per distrazione, dissipazione e preferenziale. La Cedi Puglia era diventato, prima del crac che ammonta a circa 140 milioni di euro, il maggiore centro di distribuzione di merci del sud Italia e titolare di tutti i supermercati a marchio Conad di Puglia, Calabria, Basilicata e Sicilia.
Il Consorzio aveva acquistato nel 2000 altre catene di supermercati del meridione come i punti vendita Tarantini, ex Standa, Gum.
I vertici di Conad, maggiore fornitore di Ce.Di. Puglia, alla fine del 2001 si resero conto della situazione di difficoltà del Consorzio pugliese, che avrebbe potuto creare problemi all'interno della stessa azienda emiliana e nei rapporti con i fornitori nazionali di Conad, in particolare quelli che fanno riferimento a Centro Marca. Allo scopo di avere maggiore voce in capitolo, Conad acquistò una quota di minoranza di Ce.Di. e successivamente, nel marzo del 2002, De Berardinis e Bosio entrarono a far parte del consiglio di amministrazione del Consorzio pugliese con ruoli decisionali. Venne avviato un piano di risanamento.
«Non entrarono all'interno di Ce.Di. Puglia - ha spiegato oggi in una conferenza stampa il sostituto procuratore Renato Nitti - per farla precipitare». Secondo gli inquirenti l'operazione di «sale and lease back» facente parte integrante del piano di risanamento proposto dai vertici aziendali di Conad per far fronte alla grave crisi finanziaria in cui versava Ce.Di. Puglia a partire da gennaio 2002, fu irregolare con profili penalmente rilevanti.
In sostanza con tale operazione di finanziamento, le società Cedis, proprietaria degli ex supermercati Gum e indirettamente controllata da Ce.Di Puglia, e la Comart altra controllata, vendettero alla società Leasinvest di Bologna, controllata da Conad e da una delle banche finanziatrici capofila, tre importanti punti vendita del Salento a un prezzo di 15 milioni di euro, riottenendone la gestione sotto forma di leasing dalla stessa Leasinvest, che ai vertici ha gli stessi vertici Conad coinvolti nell'inchiesta.
La somma ricavata dall'operazione di «lease and back», risalendo la filiera delle varie società del Gruppo, approdò di nuovo alle casse di Ce.Di Puglia che utilizzò i soldi per effettuare i pagamenti in "preferenziale" nei confronti della stessa Conad verso la quale aveva ingenti debiti e di alcuni soggetti economici di rilevanza nazionale, indicati e selezionati dalla stessa Conad, ad esempio Centro Marca. Dopo aver ottenuto la somma del «lease and back» e conseguentemente effettuati i pagamenti, il piano di risanamento proposto per risollevare le sorti finanziarie di Ce.Di. Puglia non venne più attuato fino a giungere al decreto di fallimento della società del maggio 2004. A soffrirne di più, come sottolineato dagli investigatori, sono stati la massa di creditori, circa 400 piccoli fornitori, e naturalmente i 1600 addetti, compreso l'indotto, della Ce.Di Puglia, che sono rimasti senza lavoro e senza soldi si sono resi protagonisti negli anni scorsi di proteste anche clamorose, specie nel Salento. Insomma alcuni creditori sono stati avvantaggiati rispetto ad altri. Per questo il capo di accusa nei confronti dei vertici Conad è di bancarotta preferenziale.
«Il dissesto finanziario - ha tenuto a precisare Nitti - non riguarda Conad ma la Ce.Di. Puglia nella quale erano coinvolti anche i vertici di Conad».

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