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Domenica 24 Settembre 2017 | 10:48

«Il gip De Benedictis non va trasferito»

Al Csm la proposta della 1ª commissione, per il magistrato di Bari che definì «mercenari» i tre ex ostaggi italiani in Iraq. Ma si invoca un'altra azione disciplinare
ROMA - Il Consiglio superiore della magistratura si avvia ad archiviare il "caso" del giudice per le indagini preliminari di Bari Giuseppe De Benedictis, finito sotto i riflettori dell'organo di autogoverno della magistratura per un provvedimento in cui aveva definito «mercenari» e «fiancheggiatori delle forze della coalizione» gli ex ostaggi italiani Salvatore Stefio, Maurizio Agliana e Umberto Cupertino. La Prima commissione, che sulla vicenda aveva aperto un fascicolo, ha deciso infatti all'unanimità di proporne al plenum l'archiviazione. Ma, allo stesso tempo, di segnalare il "caso" ai titolari dell'azione disciplinare, il ministro della Giustizia Roberto Castelli e il procuratore generale della Cassazione Francesco Favara.
A sollecitare l'intervento a carico del giudice del Tribunale di Bari era stato il consigliere laico di Forza Italia Giorgio Spangher, secondo il quale si sarebbe dovuto verificare se c'erano gli estremi per avviare una procedura di trasferimento d'ufficio per incompatibilità ambientale nei confronti di De Benedictis.
Ma la conclusione alla quale è giunta la Commissione è che la risonanza del "caso" è andata ben al di là dell'ambito territoriale nel quale opera il giudice: trasferirlo sarebbe quindi sostanzialmente inutile. Semmai, il suo comportamento va valutato dal punto di vista disciplinare.
Una richiesta che era stata rivolta al Csm dagli stessi tre ex ostaggi: in un esposto inviato a Palazzo dei Marescialli, infatti, Agliana, Cupertino e Stefio sollecitavano un «procedimento disciplinare a carico del dottor Giuseppe De Benedictis» per «accertare la sua posizione deontologica nel procedimento» sulla loro presenza in Iraq. In particolare, per verificare se il giudice aveva «la libertà di dare quelle definizioni così gravemente offensive e irrispettose all'interno di un provvedimento giudiziario, peraltro a carico di soggetto diverso».

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